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Macchina del fango. Quante volte leggiamo sui giornali queste tre parole. Quante volte le sentiamo pronunciare nelle trasmissioni di approfondimento politico oppure nei telegiornali. Tutti ormai invocano la macchina del fango. Alcuni lo fanno legittimamente. Altri abusivamente. Altri ancora la invocano perché è conveniente farlo, perché rappresenta il modo migliore per giustificare alcuni comportamenti “imbarazzanti”, “sconvenienti”, “immorali”. Ci sono, però, anche le vere vittime della macchina del fango.

Ma cosa è la macchina del fango?

Roberto Saviano, durante la trasmissione di Fabio Fazio “Vieni Via Con Me”, la definì come meccanismo attraverso il quale si puniscono coloro che si permettono di criticare chi comanda. In pratica chi non abbassa lo sguardo va incontro alla macchina del fango e vede diventare pubblico tutto ciò che è strettamente riconducibile alla sua vita privata.

Ma in quell’occasione, a mio modestissimo parere, Saviano dimenticò un aspetto della questione: la macchina del fango si aziona non solo quando si “scava” nel privato ma anche quando si costruisce falsamente quel privato ovvero si rendono pubbliche notizie e situazioni mai avvenute, mai verificatesi e le si addebitano con estrema cattiveria ad una persona.

La macchina del fango è ormai un metodo. E sono d’accordo, pienamente d’accordo, con Saviano quando, nella medesima trasmissione, afferma che lo scopo di questo meccanismo è quello di far sembrare tutti uguali ( e questo nell’era dell’immagine e delle apparenze non trova difficoltà ad attecchire). Aggiungerei, inoltre, quello che secondo me è un altro obiettivo di questo meccanismo: non farci indignare più di nulla, farci credere che tutto ciò che accade sia normale, farci dire la fatidica frase ” sono tutti uguali”. Ogni volta che i piloti di questa macchina ascoltano queste parole uscire dalla nostra bocca hanno raggiunto il loro scopo. Hanno vinto. Significa che ci hanno tolto qualsiasi motivazione, qualsiasi voglia di differenziarci, qualsiasi possibilità di crescita. Credo, invece, che, come dice Saviano, dobbiamo saper cogliere le differenze. E credo personalmente che non si possa permettere a tutti di invocare la macchina del fango. Quando ciò avviene si delegittimano ulteriormente coloro che, invece, sono le vere vittime di questo meccanismo.

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Nonostante le escort, lo scandalo della Protezione Civile (e il tentativo, per fortuna fallito, di privatizzarla), le norme sul legittimo impedimento, la sentenza di condanna in secondo grado a carico dell’avvocato inglese David Mills (procedimento poi prescritto), il Popolo della Libertà e la Lega sono riuscite a strappare al centrosinistra il Piemonte, il Lazio, la Campania e la Calabria, confermandosi in Veneto e Lombardia. Una vittoria che per Silvio Berlusconi vale doppio.
Di contro il centrosinistra conserva le tradizionali regioni rosse, Toscana, Emilia Romagna, Marche e Umbria e si conferma in Puglia con Nichi Vendola. Ma l’assenza di leadership al suo interno è a dir poco imbarazzante. Berlusconi riesce sistematicamente con le sue indubbie doti mediatiche a spostare negli ultimi giorni di campagna elettorale molti consensi. Doti che non posseggono i vari Bersani, Di Pietro ecc. Ma il vero problema è che il centrosinistra non riesce ad offrire una alternativa al modello berlusconiano. Non riesce a parlare ai cuori degli italiani, non riesce, a mio parere, ad esprimere quell’empatia politica che il centrodestra, invece, riesce efficacemente a comunicare. Ecco perché penso che il centrosinistra abbia bisogno di un cambio di passo. Ecco perché credo che il centrosinistra debba iniziare a farsi capire dalla gente. Che debba dialogare costantemente con essa. Che debba liberarsi delle solite facce e favorire il ricambio generazionale. Che debba avere maggior coraggio. Che debba riacquistare quella supremazia morale che, perduta miseramente negli ultimi anni, storicamente gli appartiene.

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