Archivio per la Categoria “Immigrazione”

Vi ricordate le scalate bancarie dei “furbetti del quartierino” ?
E le mirabolanti performances dei medici della clinica Santa Rita a Milano ?
E la scoperta del cosiddetto “Sistema Romeo” cioè la ragnatela politico-affaristica che l’imprenditore napoletano Alfredo Romeo era riuscito a crearsi, oltre che nella sua (in tutti i sensi) Napoli, su tutto il territorio nazionale?
Reati penalmente rilevanti, connivenze tra politica, classe imprenditoriale e mondo della finanza che, in futuro, sarà impossibile scoprire o portare alla conoscenza dei cittadini a causa della nuova legge sulle intercettazioni già approvata con voto segreto dalla Camera dei Deputati con il concorso di una ventina di parlamentari dell’opposizione ( a riprova che su alcuni temi le forze politiche riescono magicamente a raggiungere intese ed accordi) .
Il ministro della giustizia Alfano giustifica tale provvedimento con la necessità di risparmiare risorse, con l’esigenza di bloccare lo “sperpero” di denaro pubblico da parte dei pubblici ministeri, colpevoli di utilizzare lo strumento delle intercettazioni più di quanto sia effettivamente necessario.
In pratica si accusano i pm di avere, in questi anni, abusato dello strumento delle intercettazioni, di avere sottoposto i cittadini ad un controllo sistematico e di averne violato la privacy.
La verità è che senza intercettazioni alcuni degli scandali degli ultimi vent’anni non sarebbero mai venuti alla luce. E con questa legge, che prevede l’utilizzo delle stesse solo in caso di “evidenti indizi di colpevolezza”, il pubblico ministero viene privato del più importante strumento di indagine. Inoltre, oltre a vietare la pubblicazione delle intercettazioni fino alla chiusura delle indagini o dell’udienza preliminare e a limitare l’utilizzo di cimici, microspie e videocamere per l’acquisizione di importanti elementi probatori, la legge stabilisce che non si potrà più intercettare per un arco temporale superiore ai sessanta giorni.
Il governo con questa legge fa una scelta di campo ( permettetemi di prendere in prestito questo slogan prettamente berlusconiano) ben precisa: proteggere i delinquenti (impedendo che gli stessi vengano assicurati alla giustizia), legare le mani ai pm e alla magistratura, ridurre al silenzio la carta stampata. Come fa un governo a garantire la sicurezza dei cittadini se, oltre al taglio delle risorse destinate alle forze di polizia, subordina l’utilizzo delle intercettazioni, per reati di omicidio, spaccio, estorsioni, rapine, alla esistenza di “evidenti indizi di colpevolezza”? Che senso ha intercettare chi è già stato individuato come colpevole? Che senso ha condizionare, nel caso di mafia e terrorismo, l’utilizzo delle intercettazioni alla mera presenza di “sufficienti indizi di reato” se poi per i reati di cui sopra (molto spesso punti di partenza importanti per scoprire l’esistenza di pericolose associazioni mafiose o terroristiche) si subordina l’utilizzo delle stesse alla presenza di “evidenti indizi di colpevolezza”? Infine, come si fa a stabilire la scadenza temporale dei sessanta giorni se spesso sono necessari anni affinché siano intercettate ad un boss mafioso alcune importanti e significative informazioni?
Insomma, un paradosso legislativo che solo la classe politica italiana poteva avere il coraggio, oltre che la necessità, di produrre.

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NOME: Joy
COGNOME: Johnson
ETA’: 24 anni
NAZIONALITA’: nigeriana
STATUS: clandestina.

Sono i freddi dati anagrafici di una giovane donna arrivata in Italia, specificatamente a Bari, qualche mese fa e costretta, al pari di tante altre ragazze straniere, a prostituirsi. Venerdì sera un cliente trova Joy, agonizzante, nelle campagne di Bari. Morirà poco dopo. La diagnosi: tubercolosi polmonare avanzata, e dunque altamente contagiosa.
Si appurerà successivamente che la giovane era malata da alcuni mesi e che aveva paura di presentarsi in ospedale, sottoponendosi a cure adeguate, perché temeva di essere denunciata.
Ora è scattato l’allarme sanitario in quanto potrebbe aver contagiato, oltre a decine di persone che avevano avuto rapporti con lei, gli stessi soccorritori e i connazionali del centro d’accoglienza dove per un mese aveva trovato dimora.
Ho voluto riportare questa tragica notizia perché in questi giorni a Montecitorio, dopo approvazione del Senato, è oggetto di esame la norma, inserita nel pacchetto sicurezza, che dà ai medici la possibilità di denunciare gli immigrati irregolari.
Sul tema è intervenuto qualche giorno fa anche Gianfranco Fini sostenendo che “il medico ha il diritto di curare le persone non di guardare se è un clandestino o meno”. Lo stesso Fini, ha poi manifestato tutta la sua contrarietà a questo provvedimento in quanto, qualora il medico fosse costretto a denunciare il clandestino, si “creerebbe un circuito di medicina alternativo”. Non dico che il clandestino andrà da uno sciamano, ma sicuramente si servirà di terapie parallele”. Questa norma, ha proseguito Fini, potrebbe portare dei rischi per la società, con il diffondersi di patologie contagiose, se un clandestino che ne è affetto non potesse presentarsi ad un pronto soccorso”. Altra cosa, ha concluso il presidente della Camera, “è il doveroso impegno delle istituzioni contro l’immigrazione clandestina”.
Joy Johnson non è ricorsa a terapie parallele, ma, per timore di essere denunciata, non ha potuto esercitare un suo diritto.

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