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	<title>Strade imbattute &#187; Lavoro</title>
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	<description>Viaggio appassionato, di un testardo idealista, nella politica di oggi alla scoperta di percorsi  alternativi finalizzati a ritrovare nuovi fervori utopistici.</description>
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		<title>La fine della recessione e l&#8217;aumento della disoccupazione</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Sep 2009 15:49:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Ventruto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Marcegaglia]]></category>
		<category><![CDATA[Occupazione]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://tblog.iltaccoditalia.net/stradeimbattute/files/2009/09/disocc.jpg" alt="disocc" width="344" height="325" class="aligncenter size-full wp-image-385" /></p>
<p>Ad un anno dal crac di Lehmann Brothers autorevoli economisti, come il premio nobel Joseph Stiglitz, invitano il sistema economico-finanziario ad accelerare l’individuazione e l’adozione di regole che favoriscano un maggiore controllo dei bilanci e delle transazioni finanziarie. Affermazioni che denunciano palesemente quanto poco si sia fatto per evitare che quanto accaduto un anno fa possa ripetersi in futuro. Affianco a questo immobilismo si sostiene che la recessione sia finita e si lanciano, inoltre, proclami ottimistici di ripresa per il prossimo anno. Mi domando come si possa credere a tali previsioni se i dati sul fronte dell’occupazione giungono quotidianamente in tutta la loro drammaticità e se ormai la disoccupazione è un fenomeno che coinvolge ben 22 milioni di cittadini europei. Prendendo in considerazione esclusivamente la realtà italiana, nell’ultimo semestre si sono polverizzati 500.000 posti di lavoro. Per la maggior parte di giovani e precari, due categorie che spesso coincidono e che pagano più di altre l’attuale situazione economica. Una crisi che, secondo l’arcivescovo di Milano Dionigi Tettamanzi, sarebbe figlia di un “uso distorto della libertà”, di irresponsabili comportamenti individuali, di insufficienti regole e controlli istituzionali. Tendenze tremendamente corrispondenti alla realtà che durante questi anni si sono affiancate al costante svilimento del fattore produttivo lavoro, alla mera mercificazione delle risorse umane che, assieme all’innovazione tecnologica, dovrebbero essere cardine di qualsiasi sano sistema produttivo, alla perdita di dignità dei lavoratori, alla nascita di numerose forme di lavoro atipico. La volatilità del posto di lavoro, la diffusione di molteplici forme contrattuali (tutte a tempo determinato) sprovviste di qualsiasi minima forma di tutela  rappresentano indubbiamente terreno fertile per l’attuale crisi economica. Si parla continuamente di ammortizzatori sociali, per i quali sarebbe necessaria una organica riforma che garantisca tutti i lavoratori e non dei semplici provvedimenti tampone approvati all’occorrenza. Si invitano continuamente le banche a sottoscrivere i Tremonti bond, a ridare ossigeno alle imprese dopo averlo ricevuto dallo stato (e quindi da noi cittadini). Poi invece assistiamo alle lamentele del ministro Tremonti che bacchetta le banche per il fatto di tenere chiusi i rubinetti del credito a favore delle imprese e ai richiami della presidente di Confindustria Emma Marcegaglia che si augura vengano garantiti i fondi per gli ammortizzatori sociali annunciati dal governo. E capisci che forse sta cambiando ben poco. Che forse non si vuole veramente percorrere una strada diversa. Che forse non si vuole costruire un sistema economico che abbia fondamenta più solide. Un forte segnale di discontinuità si riscontrerebbe invece, una volta passata la tempesta, nel riconoscimento, non solo retributivo, delle forme di lavoro precario, nell’individuazione di un modello alternativo che abbia come punti cardine l’aggregazione delle idee e il risveglio del sentimento di appartenenza all&#8217;interno dell&#8217;azienda, nella individuazione di forme di tutele che garantiscano, per un determinato periodo di tempo, il lavoratore nei periodi di inoccupazione, aiutandolo nel contempo a ricollocarsi sul mercato del lavoro. Riguardo a quest’ultimo punto, sarebbe ad esempio idonea la programmazione di efficaci programmi di formazione che permettano al lavoratore inoccupato di “reinventarsi”, di ricostruirsi una minima opportunità per il futuro, di non sentirsi abbandonato nel suo percorso di vita.<br />
E’ insomma necessario un ambizioso progetto di rivalorizzazione del Lavoro per liberare i lavoratori e noi giovani, dal senso di vuoto ed incertezza che ci circonda.</p>
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		<title>Il meraviglioso mondo dei masterizzandi</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Apr 2009 17:27:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Ventruto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Legge n. 196/97]]></category>
		<category><![CDATA[Master]]></category>
		<category><![CDATA[Stage]]></category>
		<category><![CDATA[Università]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro nell’ambito dei processi formativi e di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro sono promossi tirocini formativi e di orientamento&#8221;. Dietro a questa disposizione di legge c’è un mondo tutto da scoprire. Quello degli stagisti, cioè coloro che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://tblog.iltaccoditalia.net/stradeimbattute/files/2009/04/stage_fine_bassa.png" alt="stage_fine_bassa" width="510" height="464" class="alignright size-full wp-image-172" /></p>
<p><strong>&#8220;Al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro nell’ambito dei processi formativi e di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro sono promossi tirocini formativi e di orientamento&#8221;. </strong></p>
<p>Dietro a questa disposizione di legge c’è un mondo tutto da scoprire. Quello degli stagisti, cioè coloro che non possono fare affidamento nemmeno su un contratto a progetto, bensì semplicemente su dei buoni pasto (peraltro molto rari) e rimborsi spese che, solo per i più fortunati, arrivano a quantificarsi in 500 € mensili.<br />
Situazioni lavorative paradossali sulle cui cause, peraltro molteplici, bisogna riflettere.<br />
Innanzitutto la progressiva perdita di qualità dell’offerta formativa delle Università alla quale ha fatto riscontro la nascita e lo sviluppo di master e corsi di alta formazione, gestiti dagli stessi atenei o da società di formazione a capitale privato, nei quali, molto spesso, sono gli stessi docenti universitari a fornire le loro competenze e conoscenze a coloro che, dietro pagamento di somme non indifferenti, decidono di iscriversi. Tali corsi, oltre a prevedere un sostanzioso numero di ore d’aula, offrono anche l’opportunità di entrare nel mondo del lavoro attraverso un contratto di stage che dovrebbe permettere al “masterizzando”, passatemi questo termine, di mettere in pratica le conoscenze teoriche acquisite in aula, oltre che sviluppare quelle attitudini professionali e quella conoscenza del settore, cui il master fa riferimento, che dovrebbero fare da apripista al raggiungimento della totale realizzazione professionale. Teoricamente alla fine dei canonici tre mesi di stage, lo stagista dovrebbe, in caso di conferma, ricevere una proposta, per la sottoscrizione di un vero e proprio contratto di assunzione, da parte dell’impresa che lo ha ospitato.<br />
La realtà è, però, ben diversa. Molto spesso, alla fine del periodo di stage lo stagista, dopo aver lavorato come un vero e proprio dipendente sia per la quantità di lavoro prestato che per le ore passate in ufficio, viene mandato a casa, sostituito da un altro neo-masterizzato. Si sviluppa così un processo di ricambio continuo della forza lavoro che non favorisce la nascita di alcuno spirito di appartenenza all’azienda. Le imprese, provvedendo alla semplice sostituzione di un rimborso spese con un altro rimborso spese (quando peraltro previsto) all’interno dei loro bilanci, operano un vero e proprio sfruttamento della forza lavoro Gli stagisti fortunati, cioè i confermati alla fine del cosiddetto periodo di prova, si vedono proporre, nella maggior parte dei casi, un prolungamento del contratto di stage e del relativo rimborso spese che non permette loro di costruirsi un futuro. Una volta c’erano gli stakanovisti oggi ci sono gli stakastagisti. Sono quelli creati dalla legge n. 196/97.<br />
Un mondo tutto da scoprire.</p>
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		<title>Uguale protezione per i lavoratori senza lavoro</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 11:48:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Ventruto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[ammortizzatori sociali]]></category>
		<category><![CDATA[Cgil]]></category>
		<category><![CDATA[Crisi economica]]></category>
		<category><![CDATA[salento]]></category>
		<category><![CDATA[Salvatore Arnesano]]></category>

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		<description><![CDATA[La recessione economica soffia forte sul Salento e spinge verso la soglia di povertà i lavoratori e le loro famiglie. La Cgil di Lecce ieri ha fornito alcuni numeri indicativi del momento economico: «Tutti i settori sono attraversati dalla crisi», ha detto il segretario generale provinciale Salvatore Arnesano. Il quadro disegnato dal nuovo segretario confederale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://tblog.iltaccoditalia.net/stradeimbattute/files/2009/04/tregiorni-300x283.jpg" alt="tregiorni" width="300" height="283" class="alignright size-medium wp-image-137" /></p>
<p>La recessione economica soffia forte sul Salento e spinge verso la soglia di povertà i lavoratori e le loro famiglie. La Cgil di Lecce ieri ha fornito alcuni numeri indicativi del momento economico: <strong>«Tutti i settori sono attraversati dalla crisi»,</strong> ha detto il segretario generale provinciale Salvatore Arnesano. Il quadro disegnato dal nuovo segretario confederale è molto più che preoccupante: il mondo del lavoro salentino sta collassando. Diverse migliaia di lavoratori si ritroveranno presto senza lavoro e senza ammortizzatori sociali. La crisi economica ha danneggiato maggiormente, com’era prevedibile, il mezzogiorno, aggravando una situazione sociale già di per sé difficoltosa. Essa ha fortemente contribuito a metter in risalto i risultati prodotti dalle politiche economiche e del lavoro adottate dai governi italiani dell&#8217;ultimo ventennio.  Politiche che hanno creato e creano non solo diversi trattamenti tra i lavoratori ma anche tra coloro che sono fuori dal mercato del lavoro. Il segretario provinciale della Cgil ha fatto riferimento agli ammortizzatori sociali. Essi dovrebbero, sulla carta, regolamentare il mondo del lavoro nei periodi in cui il lavoro è assente. Da anni si parla di una loro riforma ma non si riesce mai a giungere ad un accordo. Allo stato attuale, in Italia, agli ammortizzatori sociali, come al lavoro a tempo indeterminato, si può accedere solo se si hanno santi in paradiso. Solo se si ha, paradossalmente, la fortuna di far parte di categorie di disoccupati aventi forte potere contrattuale. Solo se si fa parte di una grande impresa. Quante volte è accaduto, negli anni passati, che di fronte alla crisi di una grande azienda (Fiat, Alitalia) i governi introducessero ad hoc, attraverso l’approvazione di apposite leggi, degli ammortizzatori sociali, indirizzati specificatamente ai lavoratori di queste grandi realtà industriali piuttosto che ad altri, in quanto ciò rappresentava una grande operazione di convenienza elettorale. E’ sostanzialmente quello che è accaduto con Alitalia per i cui esuberi sono stati previsti <strong>”ricollocamenti e ad ammortizzatori sociali molto forti”</strong>. Per carità nulla contro i lavoratori della vecchia Alitalia ma questa vicenda, e non solo, <strong>dimostra lo stato penoso e paradossale in cui versa lo stato sociale nel nostro paese. </strong>Siamo l’unico paese in Europa incapace di prevedere un sistema di ammortizzatori sociali che garantisca a tutti i “lavoratori senza lavoro” lo stesso trattamento. Non esiste una rete di protezione per i lavoratori atipici, che consenta loro di poter sopravvivere nel periodo di passaggio da un progetto all’altro. Si tratta di un sistema di welfare profondamente squilibrato ed ingiusto perché l’operaio di una piccola impresa se perde il lavoro si deve arrangiare come può, magari elemosinando aiuti qua e là, mentre chi scarica bagagli per Alitalia (o lavora per la FIAT), viene ritenuto dallo Stato meritevole di provvedimenti straordinari. E’ la solita incapacità italiana di creare regole uguali per tutti, unico ed autentico parametro di <a href="http://www.salvatoreventruto.com">maturità democratica</a> .</p>
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