Archivio per la Categoria “Libri”
Circa un mese fa, navigando nei meandri di internet, appurai dell’esistenza di un libro, il cui titolo, con i tempi che corrono, mi sembrò a dir poco irriverente e azzardato. Per quale ragione, pensai in quel preciso istante, Gerry Stoker, docente di Politica e Governance all’Università di Southampton, ha deciso di scrivere un libro dal titolo molto coraggioso, “Perché la politica è importante”, in un contesto storico caratterizzato da un forte disincanto nei confronti della stessa?
Subito pensai alla complessità della missione cui il libro era chiamato ad adempiere: convincere il semplice cittadino che la politica, nonostante la diffusa corruzione, la sua attuale incapacità di dare risposte concrete ai problemi del paese e il misero teatrino che ci viene quotidianamente offerto, è ancora importante.
Nonostante ciò, è stato però proprio il titolo ad incuriosirmi e a farmelo acquistare. Ho voluto, in un certo senso, “aggrapparmi” a questo libro, nel tentativo, forse troppo ottimistico, di trovare nuovi stimoli ( o di rafforzare quelli già esistenti) all’interno di un quadro socio-politico caratterizzato, a tutti i livelli, da un forte immobilismo, dal prevalere dell’individualismo e del consumismo e dalla svalutazione di tutto ciò che si richiami alla bellezza dello “stare insieme”.
La politica non riesce più, a mio modesto parere, a creare spazi e possibilità di scelta collettiva. Essenzialmente per due motivi. Innanzitutto, perché i politici, oggi, non sono molto interessati, nella grande maggioranza dei casi, alla verità e alla condivisione delle scelte, bensì alla mera conquista del potere e alla sua conservazione. Pertanto, per soddisfare la loro sete di potere, fanno in modo che i cittadini restino nell’ignoranza, “impegnandosi” affinché la gente volga perennemente le spalle alla verità, anche quella che condiziona in modo determinante la vita di ognuno di NOI. In poche parole la politica attuale scoraggia drammaticamente la partecipazione dei cittadini, salvo poi incentivarla per convenienze elettorali o mediatiche. Il cittadino non dovrebbe essere strumentalizzato, bensì tenuto costantemente informato sull’amministrazione della cosa pubblica, soprattutto dopo che si è ricevuto il mandato dagli elettori. Dovrebbe essere messo al corrente di ciò che si vorrebbe realizzare ( ma su questo i politici, con tutte le promesse che fanno, non dimostrano particolari difficoltà!!!). Dovrebbe essere periodicamente informato delle modalità attraverso le quali si starebbe tentando di realizzare un progetto o un obiettivo promesso in campagna elettorale e, di contro, anche delle difficoltà o degli ostacoli che si incontrerebbero sulla strada della sua concretizzazione ( su questo i politici non sono molto disponibili, convinti che i cittadini dimentichino facilmente quanto promesso in campagna elettorale). L’organizzazione di incontri pubblici ed eventi dovrebbe essere, ad intervalli di tempo regolari, costantemente assicurata al fine di coinvolgere attivamente il cittadino nei processi decisionali che lo riguardano. Sostanzialmente, e concludo, l’approccio pubblico deve avere il sopravvento su quello privato, in qualsiasi problematica che interessi, direttamente o indirettamente, i cittadini. Solo così ognuno di NOI potrà vedersi restituito il diritto di essere artefice del proprio destino, potrà sentirsi parte indispensabile di un futuro che TUTTI, in questo modo, contribuiremmo a costruire, potrà sentirsi interprete di una nuova solidarietà ed essere protagonista di un nuovo modo di governare. Potrà, insomma, riscoprire la bellezza dello “stare insieme”.
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RIPORTO UNO STRALCIO DI UN APPUNTO, RIGUARDANTE IL FASCISMO E MUSSOLINI, CONTENUTO NEI DIARI DI INDRO MONTANELLI, RACCOLTI DA SERGIO ROMANO NEL LIBRO “I CONTI CON ME STESSO”. APPUNTO A DIR POCO ORIGINALE.
Dino Grandi è venuto da me a cena, pregandomi di non invitare altre persone (…….).
Naturalmente il discorso, come sempre, è ricaduto sul ventennio (…..). Grandi quando parla di Mussolini, comincia sempre con accenti acri e finisce con parole d’affetto. In fondo, nutre verso di lui un complesso di colpa perché lo ha sempre tradito, anche prima del 25 luglio. Ma credo che il suo ritratto dell’uomo sia sostanzialmente giusto: un ignorante pieno d’intuito, un timido che diventava imperioso davanti ai più timidi di lui, un codardo nel pericolo, che si trasformava leone nella vittoria, un vitellone di provincia romagnola che concepiva l’amore solo come “possesso”, a esaltazione della propria virilità ( ………..).
Di ricordo in ricordo ricostruiamo insieme una storia esemplare: quella di De Feo.
All’avvento del fascismo De Feo era solo un modesto funzionario del Ministero degli Interni che ebbe il fortunato incarico di sottoporre ogni mattina al Duce le carte da firmare (……..). Un giorno dopo essere stato nominato, dallo stesso Mussolini, presidente dell’Istituto Luce vide il Duce alquanto abbattuto e, entrato ormai in confidenza con lui, ne chiese il motivo.
“La vita, camerata De Feo” rispose il Duce con un sospiro “è piena di amarezze , di rinunzie, di cose che si vorrebbero ma non si possono fare nemmeno quando si è nelle mie condizioni, anzi specialmente in questo caso…..”. “Sapete chi era qui poco fa? Bombacci. È rientrato dal volontario esilio…. malato….un relitto…. Ma come posso aiutarlo?…. Vi immaginate cosa direbbero se lo facessi i vecchi squadristi, Farinacci…..? Mi stringe il cuore ma non posso….. non posso”.
De Feo assentiva in silenzio ma appena lasciato il Duce si precipitò a cercare Bombacci e senza dir nulla a nessuno gli dette un piccolo impiego nel suo istituto.
Pochi giorni dopo Starace mandò a chiamare De Feo chiedendogli se avesse rinnovato la tessera del partito. Quando De Feo trasse la tessera dal portafogli per mostrarla a Starace, quest’ultimo la strappò in quattro pezzi e senza una parola lo congedò.
Quando De Feo rivide il Duce, fu lui a mostrarsi abbattuto.
“Ho commesso un errore caro Duce e l’ho pagato……….D’altra parte, i casi umani cui ci si trova di fronte sono imprevedibili e spesso commoventi…. Io mi sono trovato di fronte a quello di Bombacci….. Lo so, lo so: è stato uno dei più ostinati e abbietti avversari del fascismo e dovevo ricordarmene …… Ma che volete? Ne ho avuto compassione e scioccamente gli ho dato un posto.. un posticino intendiamoci, da mille lire al mese…. Ma il segretario del partito lo ha saputo… e giustamente intendiamoci …mi ha ritirato la tessera… Non ho proprio da recriminare: è colpa mia”…..
Mussolini lo aveva ascoltato in silenzio e in silenzio lo congedò. Ma la settimana dopo De Feo fu riconvocato da Starace che lo accolse con aria sorniona e, prendendolo per il ganascino, gli disse ridendo: “Dì la verità ci avevi creduto, eh….?”Ma quanto sei fesso camerata De Feo!… Tò, rieccoti la tessera…..”.
Ecco il terribile Duce: un dittatore che, pur avendo tutti i poteri, non osava servirsene nemmeno per un gesto di generosità verso un ex nemico e aspettava che un modesto collaboratore se ne assumesse il compito di propria iniziativa, salvo poi giustificarlo di fronte al segretario del partito che, avendo a sua volta compreso gli inespressi desideri del tiranno, trasformava il castigo in burletta…… ..
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La libertà è il senso della vita, della vita di una comunità. Se non c’è libertà, e con la libertà non c’è la capacità di esprimere liberamente i propri pensieri e al tempo stesso la libertà di ascoltare il pensiero altrui, non c’è vita politica vera! Non c’è la città, la civitas. La liberta è fondamentale, lo pensavo allora e lo penso ancora oggi. La libertà deve accompagnarsi con la giustizia sociale. E’ chiaro che non si può essere completamente liberi quando c’è una situazione sociale iniqua, perchè per poter esercitare la libertà occorre essere liberi dal bisogno…….
….Azionista com’ero sostenevo che non c’è libertà senza giustizia, non c’è giustizia senza libertà e di questo ero convinto allora e…… lo penso anche oggi. Non ho cambiato opinione, rimango convinto che la base fondamentale del viver sociale consista in questo: non esiste libertà se non c’è giustizia sociale.
Tratto dal Libro “Carlo Azeglio Ciampi. Da Livorno al Quirinale” . Storia di un italiano
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(….) Bisogno di distruggere tutto ciò che può essere desiderio e voglia: questo è il cinismo. Il cinismo è l’armatura dei disperati che non sanno di esserlo. Vedono tutto come una manovra furba per arricchirsi, la pretesa di cambiare come un’ingenuità da apprendisti stregoni e la scrittura che vuole arrivare a molti come una forma di impostura da piazzisti. A questi signori diffidenti e perennemente armati del ghigno di chi sa già che tutto finirà male nulla può essere tolto, perchè non hanno più nulla per cui valga la pena di lottare (…..).
Se si ha bisogno di mostrare che tutti sono sporchi, che tutto è marcio, che dietro ogni tentativo di cambiamento si cela un pretesto o una menzogna, allora qualsiasi cosa vale un’altra, tutto è lecito e possibile. Questo atteggiamento è l’anestetico che spinge a promuovere chi “onestamente” si fa corrompere, chi accetta il compromesso, chi sceglie solo il saccheggio, la sopravvivenza, la pornografia di stare a guardare e godere del peggio che ogni giorno ti arriva a casa. Ogni cosa è giustificata perchè si è sempre agito così, perchè tutti fanno così o, peggio, perchè non si può che agire in questo modo (……).
Tratto da La Bellezza e L’inferno di Roberto Saviano.
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