Archivio per la Categoria “Libri”

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RIPORTO UNO STRALCIO DI UN APPUNTO, RIGUARDANTE IL FASCISMO E MUSSOLINI, CONTENUTO NEI DIARI DI INDRO MONTANELLI, RACCOLTI DA SERGIO ROMANO NEL LIBRO “I CONTI CON ME STESSO”. APPUNTO A DIR POCO ORIGINALE.

Dino Grandi è venuto da me a cena, pregandomi di non invitare altre persone (…….).
Naturalmente il discorso, come sempre, è ricaduto sul ventennio (…..). Grandi quando parla di Mussolini, comincia sempre con accenti acri e finisce con parole d’affetto. In fondo, nutre verso di lui un complesso di colpa perché lo ha sempre tradito, anche prima del 25 luglio. Ma credo che il suo ritratto dell’uomo sia sostanzialmente giusto: un ignorante pieno d’intuito, un timido che diventava imperioso davanti ai più timidi di lui, un codardo nel pericolo, che si trasformava leone nella vittoria, un vitellone di provincia romagnola che concepiva l’amore solo come “possesso”, a esaltazione della propria virilità ( ………..).
Di ricordo in ricordo ricostruiamo insieme una storia esemplare: quella di De Feo.
All’avvento del fascismo De Feo era solo un modesto funzionario del Ministero degli Interni che ebbe il fortunato incarico di sottoporre ogni mattina al Duce le carte da firmare (……..). Un giorno dopo essere stato nominato, dallo stesso Mussolini, presidente dell’Istituto Luce vide il Duce alquanto abbattuto e, entrato ormai in confidenza con lui, ne chiese il motivo.
“La vita, camerata De Feo” rispose il Duce con un sospiro “è piena di amarezze , di rinunzie, di cose che si vorrebbero ma non si possono fare nemmeno quando si è nelle mie condizioni, anzi specialmente in questo caso…..”. “Sapete chi era qui poco fa? Bombacci. È rientrato dal volontario esilio…. malato….un relitto…. Ma come posso aiutarlo?…. Vi immaginate cosa direbbero se lo facessi i vecchi squadristi, Farinacci…..? Mi stringe il cuore ma non posso….. non posso”.
De Feo assentiva in silenzio ma appena lasciato il Duce si precipitò a cercare Bombacci e senza dir nulla a nessuno gli dette un piccolo impiego nel suo istituto.
Pochi giorni dopo Starace mandò a chiamare De Feo chiedendogli se avesse rinnovato la tessera del partito. Quando De Feo trasse la tessera dal portafogli per mostrarla a Starace, quest’ultimo la strappò in quattro pezzi e senza una parola lo congedò.
Quando De Feo rivide il Duce, fu lui a mostrarsi abbattuto.
“Ho commesso un errore caro Duce e l’ho pagato……….D’altra parte, i casi umani cui ci si trova di fronte sono imprevedibili e spesso commoventi…. Io mi sono trovato di fronte a quello di Bombacci….. Lo so, lo so: è stato uno dei più ostinati e abbietti avversari del fascismo e dovevo ricordarmene …… Ma che volete? Ne ho avuto compassione e scioccamente gli ho dato un posto.. un posticino intendiamoci, da mille lire al mese…. Ma il segretario del partito lo ha saputo… e giustamente intendiamoci …mi ha ritirato la tessera… Non ho proprio da recriminare: è colpa mia”…..
Mussolini lo aveva ascoltato in silenzio e in silenzio lo congedò. Ma la settimana dopo De Feo fu riconvocato da Starace che lo accolse con aria sorniona e, prendendolo per il ganascino, gli disse ridendo: “Dì la verità ci avevi creduto, eh….?”Ma quanto sei fesso camerata De Feo!… Tò, rieccoti la tessera…..”.
Ecco il terribile Duce: un dittatore che, pur avendo tutti i poteri, non osava servirsene nemmeno per un gesto di generosità verso un ex nemico e aspettava che un modesto collaboratore se ne assumesse il compito di propria iniziativa, salvo poi giustificarlo di fronte al segretario del partito che, avendo a sua volta compreso gli inespressi desideri del tiranno, trasformava il castigo in burletta…… ..

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La libertà è il senso della vita, della vita di una comunità. Se non c’è libertà, e con la libertà non c’è la capacità di esprimere liberamente i propri pensieri e al tempo stesso la libertà di ascoltare il pensiero altrui, non c’è vita politica vera! Non c’è la città, la civitas. La liberta è fondamentale, lo pensavo allora e lo penso ancora oggi. La libertà deve accompagnarsi con la giustizia sociale. E’ chiaro che non si può essere completamente liberi quando c’è una situazione sociale iniqua, perchè per poter esercitare la libertà occorre essere liberi dal bisogno…….
….Azionista com’ero sostenevo che non c’è libertà senza giustizia, non c’è giustizia senza libertà e di questo ero convinto allora e…… lo penso anche oggi. Non ho cambiato opinione, rimango convinto che la base fondamentale del viver sociale consista in questo: non esiste libertà se non c’è giustizia sociale.

Tratto dal Libro “Carlo Azeglio Ciampi. Da Livorno al Quirinale” . Storia di un italiano

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(….) Bisogno di distruggere tutto ciò che può essere desiderio e voglia: questo è il cinismo. Il cinismo è l’armatura dei disperati che non sanno di esserlo. Vedono tutto come una manovra furba per arricchirsi, la pretesa di cambiare come un’ingenuità da apprendisti stregoni e la scrittura che vuole arrivare a molti come una forma di impostura da piazzisti. A questi signori diffidenti e perennemente armati del ghigno di chi sa già che tutto finirà male nulla può essere tolto, perchè non hanno più nulla per cui valga la pena di lottare (…..).
Se si ha bisogno di mostrare che tutti sono sporchi, che tutto è marcio, che dietro ogni tentativo di cambiamento si cela un pretesto o una menzogna, allora qualsiasi cosa vale un’altra, tutto è lecito e possibile. Questo atteggiamento è l’anestetico che spinge a promuovere chi “onestamente” si fa corrompere, chi accetta il compromesso, chi sceglie solo il saccheggio, la sopravvivenza, la pornografia di stare a guardare e godere del peggio che ogni giorno ti arriva a casa. Ogni cosa è giustificata perchè si è sempre agito così, perchè tutti fanno così o, peggio, perchè non si può che agire in questo modo (……).

Tratto da La Bellezza e L’inferno di Roberto Saviano.

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