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	<title>Strade imbattute</title>
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	<description>Viaggio appassionato, di un testardo idealista, nella politica di oggi alla scoperta di percorsi  alternativi finalizzati a ritrovare nuovi fervori utopistici.</description>
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		<title>&#8220;Così fan tutti&#8221; (o quasi)</title>
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		<pubDate>Sun, 28 Aug 2011 23:04:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Ventruto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commemorazioni]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Alberto Dalla Chiesa]]></category>
		<category><![CDATA[Emanuela Setti Carraro]]></category>

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		<description><![CDATA[Palermo. 3 settembre 1982. Via Isidoro Carini. Ore 21. Due motociclette e un&#8217;auto affiancano una AutoBianchi 112. La crivellano di colpi. Alla guida il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Al suo fianco la moglie Emanuela Setti Carraro. A pochi metri viaggia l&#8217;Alfetta dell&#8217;agente di scorta Domenico Russo. Anche per lui la stessa tragica fine. Autori [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tblog.iltaccoditalia.net/stradeimbattute/files/2011/08/dallachiesa-E-MOGLIE.jpg" rel="lightbox[759]" title=""Così fan tutti" (o quasi) "><img src="http://tblog.iltaccoditalia.net/stradeimbattute/files/2011/08/dallachiesa-E-MOGLIE.jpg" alt="" width="500" height="239" class="aligncenter size-full wp-image-760" /></a></p>
<p>Palermo. 3 settembre 1982. Via Isidoro Carini. Ore 21. Due motociclette e un&#8217;auto affiancano una AutoBianchi 112. La crivellano di colpi. Alla guida il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa. Al suo fianco la moglie Emanuela Setti Carraro. A pochi metri viaggia l&#8217;Alfetta dell&#8217;agente di scorta Domenico Russo. Anche per lui la stessa tragica fine. Autori della strage, come più volte accaduto in quegli anni, i corleonesi. Salvatore Riina, Bernardo Povenzano, Leoluca Bagarella. Di lì a poco sarebbe comparso, sul luogo dell&#8217;eccidio, un cartello pesante come un macigno: &#8221; Qui è morta la speranza dei siciliani onesti&#8221;.<br />
Fedele servitore dello Stato, divenne ben presto responsabile dei servizi antiterrorismo su tutto il territorio nazionale, durante i difficili &#8220;anni di piombo&#8221;. Tra le sue operazioni più importanti il blitz al covo delle BR di via Montenevoso a Milano durante il quale furono ritrovati documenti inediti sui giorni di prigionia di Aldo Moro. A tale episodio (ma anche a tanto altro) si fa riferimento in un libro molto interessante, &#8221; Sragione di Stato&#8221;, di Camillo Arcuri. Un lavoro impegnativo, tutto incentrato sulla testimonianza del Generale Nicolò Bozzo, al fianco di Dalla Chiesa per ben dieci anni, dal 1973 al 1982. Sono gli anni del terrorismo dicevamo. Ma anche della loggia massonica P2 e di Licio Gelli. Anni in cui la politica e le Istituzioni iniziano ad essere sotto scacco. Osservando quanto accaduto negli ultimi mesi è come se il tempo si fosse fermato. Un sistema illegale di reciproci favori nel quale rischiò di cadere anche il Generale Dalla Chiesa. E&#8217; l&#8217;ottobre del 1976 e la pratica di promozione di Dalla Chiesa da Generale di Brigata a Generale di Divisione si ferma inspiegabilmente nonostante i lusinghieri risultati ottenuti nella lotta al terrorismo. I tentacoli piduisti hanno ormai &#8220;puntato&#8221; Dalla Chiesa e si materializzeranno concretamente quando il Generale Picchiotti ( il vice-Gelli) andrà a fargli visita, proponendogli l&#8217;adesione alla P2. Durante l&#8217;incontro la stessa sarà presentata come &#8220;associazione legittima tra persone che contano&#8221; tra cui alti prelati, cardinali e rappresentanti delle Istituzioni . In pratica il messaggio era &#8220;aderisci perché così fan tutti&#8221;. Quando Dalla Chiesa decise di apporre la sua firma sul modulo consegnatogli dal Generale Picchiotti la pratica di avanzamento ripartì miracolosamente e in tempi brevissimi fu nominato Generale di Divisione. Ricevuto, successivamente, l&#8217;invito a partecipare, presso l&#8217;Hotel Excelsior a Roma, alla cerimonia di investitura ufficiale e di affiliazione, il Generale Dalla Chiesa non si sarebbe mai recato a quell&#8217;appuntamento nonostante le pressioni di Licio Gelli.<br />
Il piano di occupazione antidemocratica delle Istituzioni era, pertanto, già in piena realizzazione ma, nonostante la cultura del &#8220;così fan tutti&#8221;, Dalla Chiesa non avrebbe fatto parte degli elenchi piduisti che, alcuni anni dopo, sarebbero stati scoperti e divulgati.</p>
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		<title>La politica euro-mediterranea. Svolta o ritorno al passato?</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Aug 2011 13:11:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Ventruto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica Internazionale]]></category>
		<category><![CDATA[Gheddafi]]></category>
		<category><![CDATA[Libia]]></category>
		<category><![CDATA[Unione Europea]]></category>

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		<description><![CDATA[E’ cominciato tutto nel dicembre dello scorso anno in Tunisia con la destituzione del Presidente Ben Ali. Da quel momento, in poco più di sei mesi, il Nord Africa è diventato teatro di disordini e repressioni militari, luogo in cui le popolazioni civili, mosse da un disagio economico-sociale ormai impossibile da sopportare, hanno abbandonato il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E’ cominciato tutto nel dicembre dello scorso anno in Tunisia con la destituzione del Presidente Ben Ali. Da quel momento, in poco più di sei mesi, il Nord Africa è diventato teatro di disordini e repressioni militari, luogo in cui le popolazioni civili, mosse da un disagio economico-sociale ormai impossibile da sopportare, hanno abbandonato il silenzio e l’immobilismo cui erano ( e sono tuttora) in molte realtà costrette. La Tunisia dicevamo, ma non solo. Anche l’Egitto, la Libia, la Siria passando per Giordania e Algeria. Un’area, quella del Nord Africa, con cui i paesi europei hanno sempre avuto rapporti politico-economici privilegiati, ulteriormente rafforzatisi con la nascita dell’UE. All’esplodere della cosiddetta “ Primavera Araba” molti addetti ai lavori, mossi anche da una certa dose di “nazionalismo europeo”, non hanno potuto fare a meno di concentrare il loro interesse sulle conseguenze che tale situazione avrebbe potuto produrre sui paesi dell’Unione sia dal punto di vista politico-economico che migratorio, tralasciando forse un punto importante che meritava e meriterebbe di essere maggiormente approfondito: l’Unione Europea ha delle precise responsabilità per ciò che sta accadendo nel Mediterraneo e nel Vicino e Medio Oriente?<br />
Una domanda che, a mio parere, è necessario porsi alla luce del fallimento della politica di riforme che l’Europa, dalla fine degli anni novanta, ha cercato di adottare in quest’area senza  riuscire ad ottenere una più equa distribuzione del benessere economico nonché una maggiore garanzia di diritti politici e libertà fondamentali. I pericoli strettamente legati al terrorismo internazionale, intensificatisi esponenzialmente con gli attentati alle Torri Gemelle dell’11 settembre 2011, e la totale assenza di una politica energetica comune hanno ben presto “costretto” Bruxelles a ridimensionare i propri obiettivi e a rafforzare il dialogo con alcuni pericolosi interlocutori politici come Gheddafi in Libia ( in questi giorni il bombardamento ai suoi bunker si è intensificato) e Bouteflika in Tunisia. Scelte che hanno trasformato le speranze riformatrici in spinte normalizzatrici.<br />
Nonostante i passi indietro degli ultimi anni, durante un Consiglio Europeo straordinario, svoltosi nel marzo scorso, è stata rilanciata l’idea  di un “Partenariato per la Democrazia e la Prosperità condivisa con il Mediterraneo Meridionale”. L’obiettivo, a dir poco ambizioso, è procedere ad una sostanziale revisione dei meccanismi di cooperazione attraverso l’implementazione delle politiche di trasformazione democratica ed institution building, l’aumento dell’assistenza finanziaria, una Politica Europea di Vicinato (PEV) più efficace, l’intensificazione del dialogo politico, il rapporto diretto con le popolazioni e le società civili. Ma la novità più importante per il futuro consiste, paradossalmente, in un ritorno al passato: l’adozione del criterio di condizionalità. Secondo la ratio del more for more, infatti, i paesi maggiormente capaci di riformarsi dal punto di vista politico-economico saranno premiati più di altri e potranno godere di maggiori aiuti. Ma alla propensione riformista di tali paesi corrisponderà una maggiore predisposizione al compromesso da parte dell’Unione Europea? E soprattutto Bruxelles saprà (e vorrà ) effettivamente imbastire un dialogo con le popolazioni civili e i movimenti islamici (impossibili da ignorare), senza pretendere una totale e snaturante omologazione di tali paesi ai costumi occidentali ovvero senza sostenere nuovi autoritarismi mascherati da democrazie?      </p>
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		<title>Una bella domanda..</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 18:05:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Ventruto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Domande]]></category>

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		<description><![CDATA[Alcuni giorni fa ho partecipato, per ragioni squisitamente professionali, ad un corso sulla comunicazione politica, in particolar modo sull’utilizzo da parte di onorevoli e senatori ( e non solo) della rete e dei vari social network (su tutti Facebook e Twitter) per tenere aggiornati i cittadini sullo svolgimento, sia a livello istituzionale che territoriale, della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tblog.iltaccoditalia.net/stradeimbattute/files/2011/07/punto-interrogativo.jpg" rel="lightbox[751]" title="Una bella domanda.."><img src="http://tblog.iltaccoditalia.net/stradeimbattute/files/2011/07/punto-interrogativo.jpg" alt="" width="239" height="350" class="aligncenter size-full wp-image-752" /></a></p>
<p><em>Alcuni giorni fa ho partecipato, per ragioni squisitamente professionali, ad un corso sulla comunicazione politica, in particolar modo sull’utilizzo da parte di onorevoli e senatori ( e non solo) della rete e dei vari social network (su tutti Facebook e Twitter) per tenere aggiornati i cittadini sullo svolgimento, sia a livello istituzionale che territoriale, della propria attività politica.<br />
È indubbio che la rete e i social network rappresentino un’opportunità notevole per garantire ai cittadini un’adeguata conoscenza su tematiche di importante rilevanza.<br />
Il recente caso dei referendum costituisce, a tal proposito, una prova lampante di quanto tali strumenti possano, come si suol dire, mobilitare, smuovere le coscienze.<br />
Ma quali sarebbero i vantaggi derivanti dai social network? Innanzitutto la miriade di contatti che si creano e che devono necessariamente trasformarsi in relazioni e in un sistematico scambio di idee ed opinioni. I profili, infatti, devono essere costantemente aggiornati e gestiti per poter effettivamente “guadagnare” in termini di immagine e visibilità. Ritengo che, oltre all’aggiornamento del proprio status credo sia opportuno, a mio modesto parere, rispondere ai commenti che vengono lasciati sulla propria bacheca al fine di dare una effettiva percezione del rapporto diretto che si è instaurato ( o si sta instaurando) con chi ci segue. Il primo obiettivo deve essere quello di informare e aumentare la conoscenza dei naviganti e metterli nella più giusta e adeguata condizione per farsi un’opinione, un’idea.<br />
I social network, quindi, come importanti strumenti di feedback per i politici. Ma non solo. Anche come strumenti capaci di “far assumere ” alla televisione una nuova caratteristica: l’interattività. Ormai è sempre più in auge il fatto che un politico ( o un personaggio pubblico in generale) non solo dia preventivamente notizia in rete della sua partecipazione ad una trasmissione o ad un dibattito televisivo ma anche che il suo staff sottoponga agli “amici della rete” (quasi in tempo reale) i contenuti dei suoi interventi al fine di dare loro la possibilità di commentarli positivamente, superficialmente, approfonditamente, negativamente o in qualsiasi altro modo ritengano opportuno.<br />
In questo modo il politico riceve altri feedback sull’efficacia o meno del suo linguaggio e il telespettatore ha la “sensazione” di non essere solamente un mero destinatario di contenuti  ma di poter attivamente partecipare alla discussione che si tiene in studio.<br />
Alla fine della lezione uno dei partecipanti ha pensato bene di fare al docente una precisa domanda: “ quanto può influire, sull’elezione dei nostri rappresentanti in parlamento, l’efficacia o meno della  strategia di comunicazione di fronte ad una legge elettorale che svuota il cittadino del diritto di esprimere una preferenza e lascia alle segreterie di partito ovvero ai singoli segretari il potere di decidere chi sarà eletto e chi no?”</p>
<p>Bella Domanda. </p>
<p></em></p>
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		<title>La Macchina del Fango</title>
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		<pubDate>Mon, 27 Jun 2011 10:35:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Ventruto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Diario Personale]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Saviano]]></category>
		<category><![CDATA[Vieni Via Con Me]]></category>

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		<description><![CDATA[Macchina del fango. Quante volte leggiamo sui giornali queste tre parole. Quante volte le sentiamo pronunciare nelle trasmissioni di approfondimento politico oppure nei telegiornali. Tutti ormai invocano la macchina del fango. Alcuni lo fanno legittimamente. Altri abusivamente. Altri ancora la invocano perché è conveniente farlo, perché rappresenta il modo migliore per giustificare alcuni comportamenti &#8220;imbarazzanti&#8221;, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Macchina del fango. Quante volte leggiamo sui giornali queste tre parole. Quante volte le sentiamo pronunciare nelle trasmissioni di approfondimento politico oppure nei telegiornali. Tutti ormai invocano la macchina del fango. Alcuni lo fanno legittimamente. Altri abusivamente. Altri ancora la invocano perché è conveniente farlo, perché rappresenta il modo migliore per giustificare alcuni comportamenti &#8220;imbarazzanti&#8221;, &#8220;sconvenienti&#8221;, &#8220;immorali&#8221;. Ci sono, però, anche le vere vittime della macchina del fango.</p>
<p>Ma cosa è la macchina del fango?</p>
<p>Roberto Saviano, durante la trasmissione di Fabio Fazio &#8220;Vieni Via Con Me&#8221;, la definì come meccanismo attraverso il quale si puniscono coloro che si permettono di criticare chi comanda. In pratica chi non abbassa lo sguardo va incontro alla macchina del fango e vede diventare pubblico tutto ciò che è strettamente riconducibile alla sua vita privata.</p>
<p>Ma in quell&#8217;occasione, a mio modestissimo parere, Saviano dimenticò un aspetto della questione: la macchina del fango si aziona non solo quando si &#8220;scava&#8221; nel privato ma anche quando si costruisce falsamente quel privato ovvero si rendono pubbliche notizie e situazioni mai avvenute, mai verificatesi e le si addebitano con estrema cattiveria ad una persona.</p>
<p>La macchina del fango è ormai un metodo. E sono d&#8217;accordo, pienamente d&#8217;accordo, con Saviano quando, nella medesima trasmissione, afferma che lo scopo di questo meccanismo è quello di far sembrare tutti uguali ( e questo nell&#8217;era dell&#8217;immagine e delle apparenze non trova difficoltà ad attecchire). Aggiungerei, inoltre, quello che secondo me è un altro obiettivo di questo meccanismo: non farci indignare più di nulla, farci credere che tutto ciò che accade sia normale, farci dire la fatidica frase &#8221; sono tutti uguali&#8221;. Ogni volta che i piloti di questa macchina ascoltano queste parole uscire dalla nostra bocca hanno raggiunto il loro scopo. Hanno vinto. Significa che ci hanno tolto qualsiasi motivazione, qualsiasi voglia di differenziarci, qualsiasi possibilità di crescita. Credo, invece, che, come dice Saviano, dobbiamo saper cogliere le differenze. E credo personalmente che non si possa permettere a tutti di invocare la macchina del fango. Quando ciò avviene si delegittimano ulteriormente coloro che, invece, sono le vere vittime di questo meccanismo.</p>
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		<title>Qualcosa non mi torna</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Feb 2011 14:01:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Ventruto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Federalismo Municipale]]></category>
		<category><![CDATA[Riforme]]></category>

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		<description><![CDATA[Da anni si parla del federalismo fiscale come di una necessità, una nuova dottrina politico-economica dalla cui (graduale) applicazione dipenderebbe il futuro, in positivo o in negativo (a seconda dei punti di vista), del nostro paese. Alcuni addetti ai lavori affermano che il federalismo permetterà alle varie aree del paese di auto sostenersi ed autoregolamentarsi. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Da anni si parla del federalismo fiscale come di una necessità, una nuova dottrina politico-economica dalla cui (graduale) applicazione dipenderebbe il futuro, in positivo o in negativo (a seconda dei punti di vista), del nostro paese.<br />
Alcuni addetti ai lavori affermano che il federalismo permetterà alle varie aree del paese di auto sostenersi ed autoregolamentarsi. Sento, spesso, fare riferimento anche alle maggiori possibilità, dal punto di vista del controllo e del giusto utilizzo delle risorse, che il federalismo fiscale garantirebbe alle popolazioni residenti.<br />
Insomma tramite il federalismo si dovrebbe maggiormente controllare la spesa, evitando lo spreco o il mal utilizzo di denaro pubblico, “peccato” storico del bel paese, e si creerebbe, inoltre, un rapporto più stretto e trasparente tra governanti e governati.<br />
Tuttavia, spulciando il decreto sul federalismo municipale, apprendo, con stupore, della possibile introduzione di una tassa di soggiorno che, applicata secondo criteri di gradualità e sino ad un massimo di 5 euro a notte, andrebbe a finanziare interventi in materia di turismo, di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali nonché di servizi pubblici locali.<br />
A questo punto la domanda sorge spontanea, come diceva anni addietro un famoso conduttore televisivo: in che modo il turista potrà costantemente controllare che le risorse, prelevate dalle sue tasche, siano correttamente spese? E’ soprattutto, nel caso in cui ciò non avvenga, (cosa molto probabile) come potrà, di conseguenza, rivalersi, dal punto di vista politico, su quella amministrazione locale, colpevole di non aver fatto il proprio dovere?<br />
Scusatemi ma, anche in questo caso, qualcosa non mi torna. </p>
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		<title>La bellezza dello stare insieme</title>
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		<pubDate>Thu, 16 Dec 2010 23:37:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Ventruto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Libri]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Stoker]]></category>

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		<description><![CDATA[Circa un mese fa, navigando nei meandri di internet, appurai dell’esistenza di un libro, il cui titolo, con i tempi che corrono, mi sembrò a dir poco irriverente e azzardato. Per quale ragione, pensai in quel preciso istante, Gerry Stoker, docente di Politica e Governance all’Università di Southampton, ha deciso di scrivere un libro dal [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Circa un mese fa, navigando nei meandri di internet, appurai dell’esistenza di un libro, il cui titolo, con i tempi che corrono, mi sembrò a dir poco irriverente e azzardato. Per quale ragione, pensai in quel preciso istante, Gerry Stoker, docente di Politica e Governance all’Università di Southampton, ha deciso di scrivere un libro dal titolo molto coraggioso, “Perché la politica è importante”, in un contesto storico caratterizzato da un forte disincanto nei confronti della stessa?<br />
Subito pensai alla complessità della missione cui il libro era chiamato ad adempiere: convincere il semplice cittadino che la politica, nonostante la diffusa corruzione, la sua attuale incapacità di dare risposte concrete ai problemi del paese e il misero teatrino che ci viene quotidianamente offerto, è ancora importante.<br />
Nonostante ciò, è stato però proprio il titolo ad incuriosirmi e a farmelo acquistare. Ho voluto, in un certo senso, “aggrapparmi” a questo libro, nel tentativo, forse troppo ottimistico, di trovare nuovi stimoli  ( o di rafforzare quelli già esistenti) all’interno di un quadro socio-politico caratterizzato, a tutti i livelli, da un forte immobilismo, dal prevalere dell’individualismo e del consumismo e dalla svalutazione di tutto ciò che si richiami alla bellezza dello “stare insieme”.<br />
La politica non riesce più, a mio modesto parere, a creare spazi e possibilità di scelta collettiva. Essenzialmente per due motivi. Innanzitutto, perché i politici, oggi, non sono molto interessati, nella grande maggioranza dei casi, alla verità e alla condivisione delle scelte, bensì alla mera conquista del potere e alla sua conservazione. Pertanto, per soddisfare la loro sete di potere, fanno in modo che i cittadini restino nell’ignoranza, “impegnandosi” affinché la gente volga perennemente le spalle alla verità, anche quella che condiziona in modo determinante la vita di ognuno di NOI. In poche parole la politica attuale scoraggia drammaticamente la partecipazione dei cittadini, salvo poi incentivarla per convenienze elettorali o mediatiche. Il cittadino non dovrebbe essere strumentalizzato, bensì tenuto costantemente informato sull’amministrazione della cosa pubblica, soprattutto dopo che si è ricevuto il mandato dagli elettori.  Dovrebbe essere messo al corrente di ciò che si vorrebbe realizzare ( ma su questo i politici, con tutte le promesse che fanno, non dimostrano particolari difficoltà!!!). Dovrebbe essere periodicamente informato delle modalità attraverso le quali si starebbe tentando di realizzare un progetto o un obiettivo promesso in campagna elettorale e, di contro, anche delle difficoltà o degli ostacoli che si incontrerebbero sulla strada della sua concretizzazione ( su questo i politici non sono molto disponibili, convinti che i cittadini dimentichino facilmente quanto promesso in campagna elettorale). L’organizzazione di incontri pubblici ed eventi dovrebbe essere, ad intervalli di tempo regolari, costantemente assicurata al fine di coinvolgere attivamente il cittadino nei processi decisionali che lo riguardano. Sostanzialmente, e concludo, l’approccio pubblico deve avere il sopravvento su quello privato, in qualsiasi problematica che interessi, direttamente o indirettamente, i cittadini. Solo così ognuno di NOI potrà vedersi restituito il diritto di essere artefice del proprio destino, potrà sentirsi parte indispensabile di un futuro che TUTTI, in questo modo, contribuiremmo a costruire, potrà sentirsi interprete di una nuova solidarietà ed essere protagonista di un nuovo modo di governare. Potrà, insomma, riscoprire la bellezza dello “stare insieme”. </p>
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		<title>Noi sentiamo poco le istituzioni, bisogna crescere col culto delle Istituzioni, bisogna rispettarle, interpretarle.</title>
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		<pubDate>Fri, 19 Nov 2010 13:27:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Ventruto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[Carlo Azeglio Ciampi]]></category>
		<category><![CDATA[Serena Dandini]]></category>

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		<description><![CDATA[Ho assistito l’altra sera nel corso della trasmissione di Serena Dandini, Parla con Me, all’intervista del Presidente Carlo Azeglio Ciampi. Ho sempre avvertito nei confronti di Ciampi una profonda stima e un grande “attaccamento”, rinforzati dalla lettura, qualche mese fa, del libro, curato da Arrigo Levi, “Carlo Azeglio Ciampi. Da Livorno al Quirinale”. Un’opera che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://tblog.iltaccoditalia.net/stradeimbattute/files/2010/11/ciampieberlusconi.jpg" rel="lightbox[698]" title="Noi sentiamo poco le istituzioni, bisogna crescere col culto delle Istituzioni, bisogna rispettarle, interpretarle."><img src="http://tblog.iltaccoditalia.net/stradeimbattute/files/2010/11/ciampieberlusconi-300x227.jpg" alt="" width="300" height="227" class="aligncenter size-medium wp-image-700" /></a></p>
<p>Ho assistito l’altra sera nel corso della trasmissione di Serena Dandini, Parla con Me, all’intervista del Presidente Carlo Azeglio Ciampi.<br />
Ho sempre avvertito nei confronti di Ciampi una profonda stima e un grande “attaccamento”, rinforzati dalla lettura, qualche mese fa, del libro, curato da Arrigo Levi, “Carlo Azeglio Ciampi. Da Livorno al Quirinale”. Un’opera che ripercorre tutta la sua vita, dalle radici livornesi all’Università, dalla partecipazione alla guerra all’esperienza in Banca d’Italia, e prima ancora come insegnante, passando per gli anni della Politica durante i quali fu Ministro, nonché Capo del Governo e Presidente della Repubblica. Un uomo imbevuto di valori importanti (il rispetto della dignità umana e delle istituzioni, l’onestà, la religiosità) che ogni giorno sempre più stiamo smarrendo. Un uomo che facendo esclusivo affidamento sullo studio, sulla tenacia, sul coraggio, sulle proprie capacità, sulla SPERANZA è riuscito, giorno per giorno, a costruire, per se stesso e per gli altri.<br />
Riporto alcuni stralci di questa intervista.</p>
<p><em>“Ritornato a Livorno nel ’44, dopo quattro anni di guerra tra Italia e Albania, la città era distrutta per il 70% , vivevamo in una Livorno in cui non c’era acqua, luce e gas….. però eravamo pieni di SPERANZA… eravamo convinti ogni mattina che la sera avremmo fatto un passo avanti..questa era la nostra forza e riuscimmo a costruire un paese.. pensavamo di riuscire a costruirlo anche moralmente dopo vent’anni di buio e quattro anni di guerra  e riuscimmo a fare molto.<br />
Oggi debbo dire……  mi sarei augurato che l’Italia fosse un paese migliore.. Io do molta importanza all’etica della persona e all’etica delle istituzioni.. due cose disgiunte ma che si congiungono nell’uomo.. etica delle persone significa avere dignità per sé stessi e per il proprio prossimo.. rispetto della persona umana. E oggi questo esiste molto poco…ancor più sento debole il rispetto delle istituzioni, Noi sentiamo poco le istituzioni, bisogna crescere col culto delle Istituzioni, bisogna rispettarle, interpretarle, accrescerne la dignità.<br />
Occorre suscitare nei giovani, speranze, ideali nei quali credere, per i quali impegnarsi, con forza, con fiducia questa è la ricetta….La scuola deve avere in questo un ruolo fondamentale..non deve essere solo luogo di apprendimento di nozioni ma anche di apprendimento del modo di vivere le nostre istituzioni ma anche la nostra stessa vita…</p>
<p></em></p>
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		<title>Quando i giornali nazionali torneranno ad essere vetrina delle problematiche quotidiane dei cittadini?</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Nov 2010 12:20:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Ventruto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi]]></category>
		<category><![CDATA[La Repubblica]]></category>

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		<description><![CDATA[Stamane, mentre mi recavo al lavoro, mi è capitato di dare una &#8220;sbirciatina&#8221; al giornale &#8220;La Repubblica&#8221;. Ancora una volta, il quotidiano più importante d&#8217;Italia, dava ampio risalto alle scappatelle di Berlusconi, alle regole di funzionamento del suo Harem e alle capacità dei suoi maggiordomi ( su tutti il direttore del TG4 Emilio Fede) nell&#8217;organizzare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Stamane, mentre mi recavo al lavoro, mi è capitato di dare una &#8220;sbirciatina&#8221; al giornale &#8220;La Repubblica&#8221;. Ancora una volta, il quotidiano più importante d&#8217;Italia, dava ampio risalto alle scappatelle di Berlusconi, alle regole di funzionamento del suo Harem e alle capacità dei suoi maggiordomi ( su tutti il direttore del TG4 Emilio Fede) nell&#8217;organizzare gli &#8220;incontri piccanti&#8221; ad intervalli di tempo regolari.<br />
Anche in questo spazio si è fatto riferimento, più volte, alle &#8220;debolezze&#8221; di Berlusconi, alle &#8220;sue&#8221; escort  (Patrizia D&#8217;Addario, Barbara Montereale, Ruby, le prime che mi vengono in mente) e al cosiddetto &#8221; buon cuore&#8221; dimostrato loro dallo stesso Premier. Ma, pur continuando a non essere proprio fiero del comportamento del &#8220;mio&#8221; Presidente del Consiglio ( mio solo perché sono un cittadino italiano, non fraintendetemi) penso che questo sistematico gossip produca solo due effetti: l&#8217;allontanamento  dei cittadini dalla politica (ancor più di quanto già non lo siano) e il rafforzamento di immagine (e non solo) dello stesso Berlusconi, abilissimo a &#8220;sdrammatizzare&#8221; la gravità delle sue condotte private (lasciamo stare quelle pubbliche!!!) con battute che, rispecchiando la cultura maschile predominante nel nostro paese, producono per le nostre menti, a livello mediatico, un effetto atrofizzante. L&#8217;ultima l&#8217;altro ieri ( <em>&#8220;meglio andare con le belle ragazze che essere gay&#8221; </em>) tipica della commedia italiana anni settanta, quella di vitaliana e banfiana memoria, che tanto ha divertito noi cittadini del bel paese.<br />
Ma quando si tornerà a parlare di lavoro, di giovani, di salute, di ambiente, di scuola ed Università, insomma di politica nel nostro paese? Quando la politica comincerà a pensare alle generazioni future? Quando i giornali nazionali torneranno ad essere vetrina per le problematiche quotidiane dei cittadini?<br />
Proprio ieri, guardavo su youtube un documentario realizzato negli Stati Uniti, mai mandato in onda in Italia, sul Premier Berlusconi. L&#8217;interlocutore metteva in risalto (e il sottoscritto è d&#8217;accordissimo) come il nostro premier abbia capito, prima di molti altri, che tutto ciò che non viene riportato e diffuso dalle televisioni non esiste. Su questa intuizione Berlusconi ha fondato e fonda il suo potere. Allora forse sarebbe più opportuno che i quotidiani nazionali informassero su ciò che non &#8220;esiste&#8221; o che non viene fatto esistere. Tra problemi reali e sofferenze quotidiane dei cittadini c&#8217;è, purtroppo, l&#8217;imbarazzo della scelta.</p>
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		<title>Lo aspettiamo a braccia aperte</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Oct 2010 13:55:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Ventruto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ugento]]></category>
		<category><![CDATA[Don Stefano]]></category>

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		<description><![CDATA[Impegnato nel Congresso Regionale IDV non ho potuto partecipare, con molto dispiacere, alla manifestazione organizzata sabato scorso ad Ugento in favore di Don Stefano. Mi è stato riferito dagli amici Cristian Rovito e Vito Rizzo del successo clamoroso che ha contraddistinto la stessa (OLTRE OGNI ASPETTATIVA) e della grande partecipazione dei miei concittadini. E&#8217; la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://tblog.iltaccoditalia.net/stradeimbattute/files/2010/10/3FD1.jpg" alt="3FD" title="3FD" width="215" height="161" class="alignleft size-full wp-image-683" /></p>
<p>Impegnato nel Congresso Regionale IDV non ho potuto partecipare, con molto dispiacere, alla manifestazione organizzata sabato scorso ad Ugento in favore di Don Stefano.<br />
Mi è stato riferito dagli amici Cristian Rovito e Vito Rizzo del successo clamoroso che ha contraddistinto la stessa (OLTRE OGNI ASPETTATIVA) e della grande partecipazione dei miei concittadini. E&#8217; la dimostrazione che sarà molto difficile scardinare ciò che si è costruito in questi due anni: UNA COSCIENZA UGENTINA, LIBERA E COLLETTIVA.<br />
Ho sempre apprezzato (e continuo ad apprezzare) Don Stefano per la sua coraggiosa opera pastorale, per l&#8217;attaccamento alla sua comunità parrocchiale e a tutti gli ugentini, per la sua ostinata ricerca di VERITA&#8217; E GIUSTIZIA per essere un messaggero di Dio tra la gente, a stretto contatto con le problematiche quotidiane che affligono ognuno di noi.<br />
Intendo ringraziarlo pubblicamente per tutto quello che ha fatto (E SOPRATTUTTO FARA&#8217;) per la nostra comunità. Ora è il tempo di rimettersi in salute e ritornare più forte di prima. Gli ugentini di buona volontà lo aspettano a braccia aperte.</p>
<!-- PHP 5.x -->]]></content:encoded>
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		<title>Siamo ancora in attesa del tempo&#8230;&#8230;</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Oct 2010 10:01:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Ventruto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>

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		<description><![CDATA[RIPORTO UN ARTICOLO REDATTO DAL PRIMARIO DEL REPARTO DI RADIOTERAPIA DELL&#8217;OSPEDALE &#8220;PERRINO&#8221; DI BRINDISI, MAURIZIO PORTALURI, IN MERITO ALL&#8217;ORGANIZZAZIONE DEL CICLO DEI RIFIUTI E ALLA NECESSITA&#8217; DI VERIFICARE LE GRAVI CONSEGUENZE PRODOTTE DA DISCARICHE ED INCENERITORI SULLA SALUTE DEI CITTADINI. L&#8217;ARTICOLO E&#8217; PUBBLICATO ANCHE SU BRUNDISIUM.NET Ed anche in Puglia alla fine spuntano gli inceneritori. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://tblog.iltaccoditalia.net/stradeimbattute/files/2010/10/Inceneritore.jpg" alt="Inceneritore" title="Inceneritore" width="300" height="237" class="alignleft size-full wp-image-674" /></p>
<p>RIPORTO UN ARTICOLO REDATTO DAL PRIMARIO DEL REPARTO DI RADIOTERAPIA DELL&#8217;OSPEDALE &#8220;PERRINO&#8221; DI BRINDISI, MAURIZIO PORTALURI, IN MERITO ALL&#8217;ORGANIZZAZIONE DEL CICLO DEI RIFIUTI E ALLA NECESSITA&#8217; DI VERIFICARE LE GRAVI CONSEGUENZE PRODOTTE DA DISCARICHE ED INCENERITORI SULLA SALUTE DEI CITTADINI. L&#8217;ARTICOLO E&#8217; PUBBLICATO ANCHE SU <a href="http://www.brundisium.net">BRUNDISIUM.NET</a></p>
<p>Ed anche in Puglia alla fine spuntano gli inceneritori. Ce ne è uno a Massafra, uno a Modugno ed uno in costruzione a Borgo Tressanti a Foggia. Tutti del gruppo Marcegaglia.<br />
La Giunta di centro destra cercò di costruirne uno a Trani ma non ci riuscì. Recentemente un nuovo “mantra” viene ripetuto dal presidente Vendola e dall’Assessore all’ambiente Nicastro: “ci vogliono inceneritori di ultima generazione per chiudere il ciclo dei rifiuti”.</p>
<p>Purtroppo cambiano gli attori ma la trama è sempre la stessa. Per cui vale la pena di ricordare ai cittadini alcuni elementari principi.<br />
Se si fa la raccolta differenziata porta a porta, non ci sarà mai abbastanza rifiuto da incenerire. L’incenerimento è economicamente vantaggioso per i gestori degli impianti a condizione che le quantità assicurate all’incenerimento siano adeguate. Quindi o si fa raccolta differenziata o si brucia. “Tertium non datur”.<br />
L’incenerimento ha come prospettiva l’incremento nel tempo della tassa rifiuti proprio per l’alto costo di gestione degli impianti. I vantaggi economici sono solo per i gestori, non per la collettività. Infatti l’occupazione prodotta da simili impianti è risibile in confronto a quella prodotta con la raccolta porta a porta e con il riciclo dei materiali.</p>
<p>Una regione che avesse a cuore una industria ecologica, svilupperebbe l’imprenditoria del riutilizzo.<br />
Dal punto di vista del bilancio energetico, il riciclo dei materiali è molto più vantaggioso dell’incenerimento.<br />
Dal punto di vista ambientale e sanitario bruciare rifiuti è una scelta che si muove contro due importanti indirizzi della Comunità Europea: la riduzione dell’immissione di diossine nell’ambiente, perchè il loro contenuto negli organismi biologici, uomo compreso, è ormai a livelli di guardia, e la riduzione della produzione dei rifiuti alla fonte.<br />
Il “mantra” ripete anche che a mille gradi non si producono diossine ma non dice che a mille gradi bisogna arrivarci e poi bisogna raffreddare gli impianti. Inoltre, poiché nulla si crea e nulla si distrugge, ciò che non va in aria resta nei filtri e nelle ceneri. E dove vanno le ceneri?<br />
Avremo trasformato materiali riutilizzabili in rifiuto tossico-nocivo, che avrà a sua volta bisogno di uno smaltitore e di una discarica speciale. Una semplice assurdità.</p>
<p>La verità è che non si è mai voluta sviluppare una vera raccolta differenziata ed una industria del riutilizzo dei materiali. Chi produce materie prime e gestisce inceneritori e discariche può stare quindi tranquillo.<br />
Per queste preoccupazioni nel 2008 gli Ordini dei Medici della Regione Emilia Romagna insorsero contro il dilagare degli inceneritori e l’allora ministro Bersani chiese al Ministro della Salute di intervenire per censurarli. Quei medici non si sono fatti intimidire e continuano a dire la verità sugli inceneritori come è accaduto a Parma qualche settimana fa.<br />
A Brindisi, dove il carbone bruciato negli ultimi 5 anni è aumentato del 30%, dove si vuole sostituirne il 5% con il CDR (rifiuti) e si vuole costruire qualche altro inceneritore, siamo ancora in attesa del “II tempo” annunciato a più riprese dal governo regionale, dopo quello, un po’ misero in verità, di Taranto.<br />
Un tempo dove la riduzione delle nocività si accompagni alla quantificazione dei danni ambientali subiti, attraverso la misurazione degli inquinanti finora mai misurati e delle patologie mai rilevate. Non altro.</p>
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