Posts Tagged “Crisi economica”

tregiorni

La recessione economica soffia forte sul Salento e spinge verso la soglia di povertà i lavoratori e le loro famiglie. La Cgil di Lecce ieri ha fornito alcuni numeri indicativi del momento economico: «Tutti i settori sono attraversati dalla crisi», ha detto il segretario generale provinciale Salvatore Arnesano. Il quadro disegnato dal nuovo segretario confederale è molto più che preoccupante: il mondo del lavoro salentino sta collassando. Diverse migliaia di lavoratori si ritroveranno presto senza lavoro e senza ammortizzatori sociali. La crisi economica ha danneggiato maggiormente, com’era prevedibile, il mezzogiorno, aggravando una situazione sociale già di per sé difficoltosa. Essa ha fortemente contribuito a metter in risalto i risultati prodotti dalle politiche economiche e del lavoro adottate dai governi italiani dell’ultimo ventennio. Politiche che hanno creato e creano non solo diversi trattamenti tra i lavoratori ma anche tra coloro che sono fuori dal mercato del lavoro. Il segretario provinciale della Cgil ha fatto riferimento agli ammortizzatori sociali. Essi dovrebbero, sulla carta, regolamentare il mondo del lavoro nei periodi in cui il lavoro è assente. Da anni si parla di una loro riforma ma non si riesce mai a giungere ad un accordo. Allo stato attuale, in Italia, agli ammortizzatori sociali, come al lavoro a tempo indeterminato, si può accedere solo se si hanno santi in paradiso. Solo se si ha, paradossalmente, la fortuna di far parte di categorie di disoccupati aventi forte potere contrattuale. Solo se si fa parte di una grande impresa. Quante volte è accaduto, negli anni passati, che di fronte alla crisi di una grande azienda (Fiat, Alitalia) i governi introducessero ad hoc, attraverso l’approvazione di apposite leggi, degli ammortizzatori sociali, indirizzati specificatamente ai lavoratori di queste grandi realtà industriali piuttosto che ad altri, in quanto ciò rappresentava una grande operazione di convenienza elettorale. E’ sostanzialmente quello che è accaduto con Alitalia per i cui esuberi sono stati previsti ”ricollocamenti e ad ammortizzatori sociali molto forti”. Per carità nulla contro i lavoratori della vecchia Alitalia ma questa vicenda, e non solo, dimostra lo stato penoso e paradossale in cui versa lo stato sociale nel nostro paese. Siamo l’unico paese in Europa incapace di prevedere un sistema di ammortizzatori sociali che garantisca a tutti i “lavoratori senza lavoro” lo stesso trattamento. Non esiste una rete di protezione per i lavoratori atipici, che consenta loro di poter sopravvivere nel periodo di passaggio da un progetto all’altro. Si tratta di un sistema di welfare profondamente squilibrato ed ingiusto perché l’operaio di una piccola impresa se perde il lavoro si deve arrangiare come può, magari elemosinando aiuti qua e là, mentre chi scarica bagagli per Alitalia (o lavora per la FIAT), viene ritenuto dallo Stato meritevole di provvedimenti straordinari. E’ la solita incapacità italiana di creare regole uguali per tutti, unico ed autentico parametro di maturità democratica .

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salvadanaio

Di fronte ad una crisi economica di grosse proporzioni come quella attuale, ogni paese dovrebbe dare risposte importanti ai propri cittadini. Abbiamo ascoltato più volte come ci sia la necessità di adottare delle misure globali per risolvere una crisi che, nei suoi effetti, perdita di numerosi posti di lavoro, fallimenti bancari, restrizioni del credito alle imprese, si è rivelata globale. “I grandi della terra” sono unanimemente d’accordo sulla necessità di adottare dei meccanismi che rafforzino la cooperazione finanziaria internazionale, sull’individuazione di più efficaci strumenti di controllo per quanto concerne l’operato della finanza mondiale, sulla adozione di regole più rigide finalizzate ad una maggiore trasparenza. Di tali aspetti i leaders mondiali stanno già discutendo e torneranno a farlo durante il G20 di Londra, il prossimo 2 aprile.
In Italia, invece, neanche la crisi economica ha fatto sì che maggioranza ed opposizione cooperassero per aiutare i cittadini ad uscire dalla stessa o almeno ad alleviarla. Di fronte a continui richiami all’ottimismo, ad inviti agli italiani affinchè lavorino di più, più duramente ( ma i disoccupati come fanno!!!), e consumino di più (come si fa a consumare senza soldi???) proposte come il contributo di solidarietà, cioè la richiesta a coloro che «stanno bene», (nella fattispecie i possessori, anche parlamentari, di redditi superiori ai 120.000 euro) di fare un piccolo sforzo per aiutare le fasce più deboli maggiormente in difficoltà con la crisi economica oppure l’assegno mensile pari al 60% dell’ultima retribuzione per i lavoratori precari che abbiano già perduto o perderanno il posto di lavoro dal 1 settembre 2008 al 31 dicembre 2009, avrebbero rappresentato, qualora non fossero state frettolosamente etichettate come demagogiche, un’occasione importante per sfoltire l’esercito dell’antipolitica e per costruire concretamente una nuova idea di società.

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