” Siamo dei pessimi macchinisti”
Scritto da Salvatore Ventruto in Democrazia, tags: Colin Crouch, Democrazia, Giovanni Sartori“Bisogna distinguere tra la macchina (la democrazia) e i macchinisti (i cittadini). I macchinisti non sono un granché ma la macchina è buona. Anzi di per sé è la migliore macchina che sia mai stata inventata per consentire all’uomo di essere libero e di non essere sottoposto alla volontà arbitraria e tirannica degli altri uomini. Per costruire tale macchina ci abbiamo messo quasi duemila anni. Cerchiamo di non perderla”.
Con queste parole il professor Giovanni Sartori fornisce un contributo importante ai continui dibattiti incentrati sullo stato di salute della democrazia.
Indubbiamente, in questo inizio di 21° secolo, la democrazia sta vivendo una fase contrassegnata da notevoli paradossi. Pur essendo notevolmente cresciuto il numero di paesi dove si svolgono “libere elezioni”, nelle democrazie consolidate del mondo occidentale e nelle regioni industrializzate essa non gode certamente di buona salute.
Colin Crouch, nel suo Postdemocrazia, sostiene che, negli ultimi decenni, la democrazia abbia assunto un significato prettamente “elettorale”. Si è affermata la tendenza a considerare la consultazione popolare come “strumento raffigurante il più alto grado di partecipazione per le masse. Tuttavia, continua lo studioso inglese, nonostante la “garanzia” del diritto di voto, la qualità della democrazia è in pericolo a causa delle trasformazioni verificatesi nella struttura interna dei partiti, della frequente prevalenza del potere esecutivo sui parlamenti, della concentrazione dei mezzi di comunicazione di massa nelle mani di pochi editori. In poche parole è formalmente saldo il principio dal quale scaturisce materialmente qualsiasi governo democratico, cioè il voto degli elettori, ma i meccanismi di formazione dello stesso e i principi fondanti della democrazia versano in una profonda crisi.
Questo ragionamento, applicato alla realtà politica italiana, ritengo sia fortemente condivisibile.
Oltre alla presenza di una legge elettorale che non permette al cittadino di esprimere la preferenza per un candidato piuttosto che per un altro, al continuo ricorso al meccanismo della fiducia per l’approvazione delle leggi, alla crescente personalizzazione dei partiti, è la libertà d’informazione l’aspetto che merita maggiore attenzione. L’influenza dei mass-media sull’opinione pubblica è notevolmente aumentata. L’attuale concentrazione dei mezzi di comunicazione di massa nelle mani di pochi crea inevitabilmente una omogeneizzazione dei flussi di informazione e, quindi, la costruzione di una opinione pubblica ibrida, indifferenziata al suo interno, omogenea nelle posizioni e nelle idee che produce. In Italia vi sono segnali che vanno in questa direzione.
Ma la democrazia è invece essenzialmente scambio e conflitto di idee, sintesi di posizioni differenti, “conversazione da sostenere” come affermato dal presidente americano Barack Obama in uno dei suoi convincenti discorsi. È necessario recuperare una visione della democrazia basata sul dialogo, sulla formazione di un’opinione pubblica che sia frutto della contrapposizione e dello scambio di idee provenienti dall’interno della società civile. Solo così si potrà tornare alla politica che si costruisce “dal basso”, ad una considerazione della stessa società civile come campo di tensioni e contrasti, nel quale maturano liberamente le pubbliche opinioni. La genesi delle democrazie liberali è nel principio che la differenziazione, e non l’uniformità, costituisca l’alimento più vitale del convivere. È questo l’unico metro di misurazione della vitalità di una democrazia. La colpa maggiore di noi “ macchinisti” è di accontentarci della democrazia elettorale.
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