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“Chi sbaglia e commette reati sarà messo fuori dal partito e non potrà pretendere di stare in nessun movimento politico”.

E’ ( o meglio sarebbe) la nuova linea politica del premier Berlusconi, il quale ha annunciato anche “severe” misure anticorruzione. L’uso del condizionale è d’obbligo in quanto, per l’ennesima volta, alle parole non corrispondono, almeno per ora, i fatti.
Subito dopo le dichiarazioni del premier, infatti, Nicola Cosentino (coordinatore PDL in Campania e Sottosegretario all’economia con delega al CIPE) su cui pende un ordine di cattura per associazione camorristica, non eseguito per respingimento della richiesta di autorizzazione a procedere, ha rassegnato le dimissioni da entrambi gli incarichi. Berlusconi si è però affrettato a respingerle, ribadendo la sua personale stima nei confronti di Cosentino.
L’annuncio del Premier riguardante la “necessaria” presentazione di “liste pulite” alle prossime elezioni regionali e l’imminente adozione, da parte del governo, di norme anticorruzione non possono non destare scalpore, alla luce del curriculum giudiziario di alcuni esponenti dell’esecutivo e della maggioranza. Su tutti Marcello Dell’Utri ( condanna in primo grado per concorso esterno in associazione mafiosa a Palermo, nonché condanna definitiva, rimediata a Torino, per aver patteggiato 2 anni e 3 mesi riguardo a false fatturazioni e frodi fiscali riconducibili a Publitalia), il ministro Umberto Bossi (condanna definitiva a 8 mesi di reclusione per 200 milioni di finanziamento illecito dalla maxi tangente Enimont), l’ex ministro della giustizia Castelli (condannato dalla Corte dei Conti per 500 mila euro di danno erariale causato dalla elargizione di facili consulenze ai tempi in cui era ministro), l’attuale ministro per i rapporti con le Regioni Raffaele Fitto, sotto processo per corruzione ( avrebbe ricevuto da Giampaolo Angelucci, re delle cliniche private romane e pugliesi, 500 mila euro per finanziare la propria lista, “La Puglia prima di tutto” durante le elezioni regionali del 2005) . Per non parlare dello stesso Premier che però, attraverso prescrizioni e leggi ad personam, evita da decenni di presentarsi ai processi.
Con queste premesse che contenuto potranno avere queste nuove norme? Che efficacia e credibilità potranno avere le stesse se a vararle saranno membri della maggioranza e di governo palesemente nei guai con la giustizia?
Probabilmente, con la vicinanza delle elezioni regionali, il premier cercherà di fagocitare mediaticamente anche il tema della questione morale. Aspetto su cui, invece, dovrebbe avere il buon gusto, assieme ad una folta schiera di parlamentari bipartisan, di non pronunciare nemmeno una parola.

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