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Il governatore della regione Puglia Nichi Vendola ha riportato in auge, nei giorni scorsi, il tema della QUESTIONE MORALE azzerando la giunta regionale, in seguito allo scandalo degli appalti della sanità pugliese. La procura di Bari già nel febbraio scorso aveva aperto, a tal proposito, un’inchiesta. Ad essa si è poi affiancata, nelle ultime due settimane, l’indagine, condotta dal Pubblico Ministero Scelsi, riguardante le escort che l’imprenditore Gianpaolo Tarantini (particolarmente attivo nella sanità pugliese) avrebbe messo a disposizione del premier Silvio Berlusconi per alcune serate “mondane” tenutesi a Villa Certosa e Palazzo Grazioli.
Il dibattito sulle modalità di selezione delle candidature alle recenti elezioni europee ed amministrative e le polemiche inerenti le derive sultaniste del premier ( bramoso di circondarsi di belle e giovani donne) sono necessariamente da ricondurre al “ciarpame politico“ che Veronica Lario, moglie del premier, si è affrettata a denunciare dalle pagine di Repubblica circa un mese fa. Successivamente sarebbero state diffuse, dalla stampa estera, le foto delle feste in Sardegna. Immagini che ritraevano addirittura premiers stranieri (il ceco Topolanek) completamente nudi.
Come è lontano per Berlusconi il 25 aprile quando, con fazzoletto partigiano attorcigliato al collo, tenne nel piccolo paese di Onna in provincia dell’Aquila, distrutto dal terremoto, un discorso improntato all’unità nazionale, esaltando comunisti del calibro di Togliatti e Terracini, riconoscendone il merito, al pari degli altri padri costituenti, di aver scritto “una grande pagina della storia del nostro paese”. Avrebbe addirittura dichiarato la Resistenza “valore fondante della nazione”. Un discorso che l’Italia attendeva da quindici anni e che ha rappresentato forse il momento di maggior gradimento e popolarità del premier. Un intervento da Presidente della Repubblica in pectore, primo tassello di un puzzle che una volta completato, alla scadenza naturale della legislatura (nel 2013), avrebbe dovuto portarlo al Quirinale, coronamento di una vita a dir poco straordinaria, sia nel campo imprenditoriale che in quello politico.
Su questa vicenda di veline e gossip mi sento di dire ben poco. Nonostante la presenza degli ispettori del ministro Alfano, piombati presso la procura di Bari già all’avvio dell’inchiesta nei confronti dell’attuale ministro per i rapporti con le regioni Raffaele Fitto, attendo fiducioso l’evolversi naturale dei fatti. Ciò che mi preme sottolineare è la superficialità con la quale i TG e le televisioni nazionali hanno affrontato la questione. Alcuni di essi adducendo addirittura come giustificazione il fatto che ancora non fosse stata (e non sia tuttora) stata definita alcuna tipologia di reato e che le notizie circolanti fossero strettamente legate alla vita privata del premier. Pur sforzandosi di far rientrare la vicenda di Patrizia D’Addario ( una delle escort presentate a Berlusconi dall’imprenditore Gianpaolo Tarantini) nella sfera privata del premier, le buone intenzioni decadono quando ritroviamo la candidatura della stessa escort, alle recenti elezioni amministrative, nella lista “La Puglia prima di tutto” facente capo all’attuale ministro Fitto. Ciò fa automaticamente acquistare alla vicenda una dimensione pubblica ed apre inevitabilmente il dibattito sui criteri utilizzati (ben poco meritocratici) per la scelta delle candidature.
Attendendo, come detto precedentemente l’evolversi degli eventi, mi pare, invece, che l’indagine riguardante gli appalti della sanità pugliese sia, dal mio punto di vista, molto più grave in riferimento a quella questione morale cui Vendola ha fatto riferimento.
Proprio da questo spazio, circa un mese fa, ho indirizzato una lettera aperta al governatore nella quale, tra le altre cose, facevo cenno, prendendo spunto dalle parole pronunciate da Enrico Berlinguer nel lontano 1981, alla questione morale, alla commistione tra funzioni di partito e funzioni statali.
Fino a quindici-venti anni fa lo stato garantiva al cittadino, in quanto tale, alcuni diritti essenziali come la sanità e l’istruzione. Questi settori sono progressivamente divenuti opportunità di lucro e profitto per i privati che si sono sostituiti al soggetto pubblico nella erogazione di gran parte dei servizi ad essi correlati. Lo stato, pertanto, ha cominciato a demandare al privato (tramite lo strumento dell’appalto) l’organizzazione di alcune attività necessarie a garantire tali diritti che, essendo previsti dalla costituzione, sono costitutivi dell’essere cittadino. Il problema non sono le aperture al privato, bensì il fatto che le società vincitrici degli appalti sono spesso di proprietà degli stessi politici appaltanti ovvero che essi abbiano una partecipazione nelle stesse o favoriscano al momento dell’assegnazione aziende gestite da amici o soggetti a loro molto vicini. Ciò costituisce prassi fortemente antidemocratica, lesiva del principio delle pari opportunità.
Ecco quindi i contenuti che assume, oggi, la questione morale. Se a ciò aggiungiamo che molto raramente, almeno nel mezzogiorno, all’assegnazione al privato dell’attività di erogazione del servizio corrisponde un miglioramento della qualità dello stesso, il quadro è completo. Un quadro che svuota il concetto di cittadinanza di qualsiasi significato, che fa sentire il cittadino spogliato di alcuni fondamentali diritti. L’inchiesta di Bari sembra prevedere uno scenario, l’ennesimo, fatto di favori, scambi reciprocamente vantaggiosi, corruzione.
La mossa del Presidente Vendola è, in tal senso, sicuramente apprezzabile.
La trasparenza è una qualità che deve necessariamente essere incarnata dalla politica del futuro. A chi accusa il governatore di aver scelto superficialmente i suoi assessori quattro anni fa, rispondo che in politica come nella vita si possono fare delle scelte sbagliate. L’importante è riconoscere gli errori e porvi rimedio. Aggiungo che in politica ciò accade molto raramente.
Ora, il governatore lavori alacremente in questi otto mesi che rimangono alla scadenza del suo mandato e si impegni, anche in caso di sua rielezione, a promuovere un progetto politico che abbia come esclusive fondamenta i bisogni dei cittadini pugliesi e la loro voglia di riscatto.

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