Innanzitutto abbiamo dei doveri da rispettare
Scritto da Salvatore Ventruto in Politica, tags: De Benoist, Gaber, LiberalismoIn una delle sue famosissime ed ultime produzioni musicali Giorgio Gaber sottolineava come “il pensiero liberale, tradizionalmente di destra, fosse nei nostri tempi buono anche per la sinistra”. . Nei sarcastici versi di Destra-Sinistra, Gaber sottolineava il fatto che tra e nei partiti italiani fosse iniziato un percorso di omogeneizzazione politica. Al punto che prima della crisi economica, che ci sta ancora investendo con i suoi “benefici” effetti, chiunque avesse avuto il coraggio di criticare il liberalismo veniva etichettato come “retrogrado”, “antimoderno”, “vecchio”. Ora sembra ci si interroghi e ci si confronti per individuare le misure adatte ad evitare che l’attuale recessione, prodotta da “discutibili” operazioni finanziarie e da una proiezione a livello globale di tale omogeneizzazione, si possa in futuro ripetere. Ritornando al pensiero del cantautore milanese, è forse per rincorrere un avversario che andava molto più veloce e per riempire un vuoto di idee, che ancora la caratterizza, che gran parte della sinistra ha interamente assorbito, nell’ultimo decennio, l’ideologia liberale. In poche parole, dalla caduta del muro di Berlino nel 1989, la sinistra, orfana dell’ideologia comunista, di fronte ad un tale sbandamento e non riuscendo a reagire, ha abbracciato, nella maggior parte delle sue componenti, un progetto politico caratterizzato dalla dissoluzione dei legami sociali e comunitari e dalla contemporanea valorizzazione dell’individuo, due aspetti tipici fino ad allora di qualsiasi formazione politica che si collocasse a destra.
Il liberalismo difende la libertà d’azione economica dell’individuo e considera lo stato un elemento di disturbo all’esercizio della stessa. Un concetto, questo, che inevitabilmente ha contribuito alla diffusione di un modello sociale basato sulla legge del più forte e sulla convinzione che chi vince sia legittimato a prendere tutto. Pertanto, secondo tale modello, adottato da gran parte delle democrazie occidentali e generatore della crisi economica che stiamo vivendo, la società, le relazioni sociali vengono messe al servizio dell’individuo i cui interessi, come efficacemente precisato dal filosofo e sociologo francese Alain De Benoist, “non devono mai essere sacrificati all’interesse collettivo, al bene comune e alla salute pubblica, considerati concetti inconsistenti, in quanto solo gli individui hanno dei diritti, mentre le collettività, non essendo altro che una addizione degli stessi, non possono rivendicare alcun diritto di pertinenza”. Ecco quindi che dopo il crollo del comunismo, colpevolmente incapace di coniugare libertà e giustizia, il germe di una nuova cultura politica, che mette in secondo piano o considera addirittura inesistente il bene comune ed elogia l’individuo (capace di essere autosufficiente) e il mercato che, attraverso la sua mano invisibile, riduce le diseguaglianze e sceglie ciò che è più conveniente per tutti sulla base degli interessi personali di ciascuno, ha contagiato, direttamente o indirettamente, qualsiasi progetto politico.
Di fronte a tale situazione dominata dagli individui, il potere come dice De Benoist “non deve più far loro condividere un senso, ed ogni preoccupazione relativa ai valori, alla finalità dell’esistenza, al modo migliore di condurre una buona vita, viene confinata nella sfera privata”. E’ come se ci fosse una reciproca indifferenza tra i cittadini, è come se la politica avesse perduto il suo principale significato: far capire ad ogni essere umano che non può esistere nessun’altra forma di esistenza oltre a quella riconducibile al pronome personale NOI e che prima di trasformare ogni minimo desiderio nella rivendicazione di un diritto si hanno innanzitutto dei doveri da rispettare. Solo partendo da tali presupposti si potrà realizzare “la società equilibrata, capace di muoversi tra l’Io ed il Noi, tra la libertà e le regole, tra i diritti e i doveri”.
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