Posts Tagged “Poli Bortone”

Si susseguono, con frequenza sempre maggiore, le voci sulla nascita di un partito del sud. Un nuovo soggetto politico che, prendendo atto delle “dimenticanze” del governo Berlusconi nei confronti del mezzogiorno, ne rilanci le istanze, riportandolo al centro delle attenzioni e dell’attività di governo. Un partito che attingerebbe ad “intellighenzie” bipartisan, coinvolgendo esponenti del PDL ( l’ex ministro della difesa Antonio Martino, il sottosegretario Fabrizio Miccichè, l’attuale ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo), rappresentanti del PD ( il governatore della regione Campania Antonio Bassolino e quello della Calabria Agazio Loiero) ed i movimenti Io Sud di Adriana Poli Bortone e quello per le Autonomie di Raffaele Lombardo, attuale governatore della Sicilia. E’ fuor di dubbio che il governo Berlusconi stia trascurando il mezzogiorno d’Italia, tagliando fondi a destra e a manca, ma coloro che propongono tale progetto non mi pare siano outsiders della politica, non mi pare abbiano raggiunto, in anni (ed in alcuni casi decenni) di pratiche di governo, risultati almeno soddisfacenti: gli italiani continuano ad abbandonare il mezzogiorno per trasferirsi al nord in cerca di lavoro ( addirittura negli ultimi undici anni sono stati ben settecentomila), la disoccupazione giovanile si assesta sempre su livelli molto alti, la parità tra uomini e donne, nel mondo del lavoro, continua a rimanere esclusivamente tra i buoni propositi. Probabilmente questi “professionisti” della politica non riescono più, avendo una disponibilità ridotta di fondi, a sfamare le loro grasse clientele. HANNO PAURA DI PERDERE I VOTI. TEMONO DI RIMETTERCI LE POLTRONE, SU CUI SIEDONO COMODAMENTE DA ANNI. E’ questo il VERO MOTIVO che rilancia l’interesse di questi “signori” per la questione meridionale. Mi auguro che il Sud non abbocchi a questa ennesima azione di sciacallaggio politico. Essi si presentano come salvatori del mezzogiorno, come difensori delle sue istanze. Ma pur ricoprendo negli ultimi anni, sia a livello nazionale che locale, molteplici incarichi di governo non hanno fatto nulla per il suo sviluppo.
E’ vero, la drastica riduzione delle risorse destinate al sud ( anche da parte del governo Prodi) ci ha fortemente penalizzato e ci sta penalizzando.
Nonostante ciò, ritengo che il meridione abbia avuto, in passato, importanti occasioni di risveglio ma la condotta assistenzialista e clientelare dei vari “potenti di turno” ha soffocato sul nascere qualsiasi minima opportunità di cambiamento.
Non sono d’accordo con la mentalità vittimista di alcuni meridionali che, animati dalla convinzione di essere condannati, per ragioni storico-geografiche, al disagio socio-economico accettano, volenti o nolenti, tale situazione con rassegnazione. Proprio essi contribuiscono ad alimentare la cultura assistenzialista. E ad alcuni politici, che devono le loro fortune a tale cultura, conviene che i meridionali siano dormienti.
Sono personalmente convinto, invece, che il mezzogiorno, come qualsiasi parte del mondo, possieda delle risorse importanti e che sia nostro dovere puntare su di esse: turismo, beni culturali, beni naturali, relazioni commerciali con l’area mediterranea ed asiatica. Tutti settori nei quali dovrebbero essere programmate efficaci strategie di sviluppo finalizzate al miglioramento della qualità del patrimonio naturalistico e culturale, alla maggiore integrazione di esso con le comunità locali, al potenziamento delle rotte commerciali che conducono ai mercati asiatici e mediterranei. Al mezzogiorno, oltre che maggiore propensione al rischio, occorre una corretta ed efficace programmazione da parte delle pubbliche amministrazioni, maggiore consapevolezza delle proprie potenzialità, il ricambio generazionale della classe politica. Non affidiamo il nostro futuro a coloro che, presentandosi per l’ennesima volta come paladini del mezzogiorno, non rappresentano altro che la solita politica. Una minestra riscaldata che abbiamo già troppe volte ingerito.

LEGGI SU SLANCIO GIOVANILE IL POST BIENNIO 1992-93: VOGLIAMO LA VERITA’

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adriana_poli_bortone

“I miei convincimenti in tema di Mezzogiorno e l’attuale scarsa attenzione nei riguardi di un territorio di rilevante importanza per l’Europa e l’area del Mediterraneo, mi impediscono di mantenere la carica, seppur elettiva, di coordinatore regionale di Alleanza Nazionale.”
Con queste parole il 22 gennaio scorso Adriana Poli Bortone si è dimessa dalla carica di coordinatrice di Alleanza Nazionale in Puglia. La Poli, ormai da decenni uno dei politici di riferimento per il nostro mezzogiorno, rimprovera al governo di riservare poca attenzione ai problemi e alle esigenze del sud. L’abbandono del meridione e il suo sottosviluppo costituiscono, tuttavia, un problema fortemente datato del quale solo ora l’ex ministro Poli Bortone sembra accorgersene. Basti pensare che la prima volta che nel parlamento italiano si fece riferimento alla “questione meridionale” fu addirittura nel 1873. Da allora il dibattito sull’arretratezza del mezzogiorno rispetto alle regioni del nord è rimasto sempre attuale ma, in più di un secolo, nulla è cambiato.
In questi ultimi anni è prepotentemente entrato nei salotti politici il tema del Nord (con annesso federalismo fiscale) mentre la questione meridionale ha continuato ad aggravarsi e le differenze tra Nord e Sud del Paese sono diventate abissali, manifestandosi innanzitutto riguardo ai dati sul lavoro. A tal proposito basti pensare che al Nord lavorano sessantacinque persone in età lavorativa su cento, mentre al sud sono solo quarantacinque. Se a questo dramma aggiungiamo la presenza della criminalità organizzata, la mancanza di infrastrutture, lo spreco di denaro pubblico e la presenza di corposi “uffici di collocamento” alle dirette dipendenze dei partiti o degli uomini politici di turno allora il gioco è fatto.
La situazione del mezzogiorno è molto grave e nulla è stato fatto per migliorarla. Le politiche economiche adottate negli ultimi decenni non sono riuscite ad offrire opportunità stabili di lavoro alle donne del mezzogiorno, non hanno migliorato le loro condizioni di vita e non hanno restituito ai giovani la speranza di trovare vere opportunità di crescita professionale e di carriera, condannandoli a una vita lavorativa caratterizzata da continui passaggi da un contratto instabile all’altro e all’assenza della benché minima mobilità verso l’alto. Ecco perché la motivazione fornita dall’ex sindaco di Lecce (divenuta parlamentare per la prima volta addirittura nel lontano 1983) riguardo l’abbandono del PDL mi lascia sgomento e, in qualche modo, mi fa sentire preso per i fondelli.

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