Posts Tagged “Riforme”

Da anni si parla del federalismo fiscale come di una necessità, una nuova dottrina politico-economica dalla cui (graduale) applicazione dipenderebbe il futuro, in positivo o in negativo (a seconda dei punti di vista), del nostro paese.
Alcuni addetti ai lavori affermano che il federalismo permetterà alle varie aree del paese di auto sostenersi ed autoregolamentarsi. Sento, spesso, fare riferimento anche alle maggiori possibilità, dal punto di vista del controllo e del giusto utilizzo delle risorse, che il federalismo fiscale garantirebbe alle popolazioni residenti.
Insomma tramite il federalismo si dovrebbe maggiormente controllare la spesa, evitando lo spreco o il mal utilizzo di denaro pubblico, “peccato” storico del bel paese, e si creerebbe, inoltre, un rapporto più stretto e trasparente tra governanti e governati.
Tuttavia, spulciando il decreto sul federalismo municipale, apprendo, con stupore, della possibile introduzione di una tassa di soggiorno che, applicata secondo criteri di gradualità e sino ad un massimo di 5 euro a notte, andrebbe a finanziare interventi in materia di turismo, di manutenzione, fruizione e recupero dei beni culturali ed ambientali nonché di servizi pubblici locali.
A questo punto la domanda sorge spontanea, come diceva anni addietro un famoso conduttore televisivo: in che modo il turista potrà costantemente controllare che le risorse, prelevate dalle sue tasche, siano correttamente spese? E’ soprattutto, nel caso in cui ciò non avvenga, (cosa molto probabile) come potrà, di conseguenza, rivalersi, dal punto di vista politico, su quella amministrazione locale, colpevole di non aver fatto il proprio dovere?
Scusatemi ma, anche in questo caso, qualcosa non mi torna.

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Dobbiamo fare le riforme…… Il paese necessita di riforme per poter rilanciarsi….. E’ necessario che si apra una stagione di riforme…..Quante volte le forze politiche hanno riempito e riempiono i loro programmi elettorali o interventi televisivi parlando di RIFORME.
Tutti si affrettano a parlarne, nessuno (o quasi) a farle. La scorsa settimana anche il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi, dopo aver fatto il punto sulla crisi economica e precisato che “il sistema industriale italiano si appresta a ridurre gli investimenti e a licenziare”, ha ribadito la necessità di alcune riforme per il rilancio del paese, soprattutto riguardo gli ammortizzatori sociali e le pensioni. Oltre ad essere l’unico stato in Europa incapace di prevedere un sistema di ammortizzatori sociali che garantisca a tutti i lavoratori senza lavoro lo stesso trattamento, l’Italia non riesce ad adottare, ormai da anni, una riforma seria del sistema pensionistico. Riformare strutturalmente le pensioni, incentivando i lavoratori dipendenti a lavorare qualche anno in più, significherebbe liberare ingenti risorse e permettere la programmazione di una spesa sociale e un welfare più equi, capaci di prevedere uguali tutele sia per i lavoratori che per i disoccupati. È necessario, pertanto, superare la burocrazia dei partiti, dei sindacati, di Confindustria, impegnati in questi anni a difendere esclusivamente il “proprio orticello”, per fare quelle riforme che porterebbero l’Italia sui livelli degli altri paesi europei.

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