Posts Tagged “Roberto Saviano”

Macchina del fango. Quante volte leggiamo sui giornali queste tre parole. Quante volte le sentiamo pronunciare nelle trasmissioni di approfondimento politico oppure nei telegiornali. Tutti ormai invocano la macchina del fango. Alcuni lo fanno legittimamente. Altri abusivamente. Altri ancora la invocano perché è conveniente farlo, perché rappresenta il modo migliore per giustificare alcuni comportamenti “imbarazzanti”, “sconvenienti”, “immorali”. Ci sono, però, anche le vere vittime della macchina del fango.

Ma cosa è la macchina del fango?

Roberto Saviano, durante la trasmissione di Fabio Fazio “Vieni Via Con Me”, la definì come meccanismo attraverso il quale si puniscono coloro che si permettono di criticare chi comanda. In pratica chi non abbassa lo sguardo va incontro alla macchina del fango e vede diventare pubblico tutto ciò che è strettamente riconducibile alla sua vita privata.

Ma in quell’occasione, a mio modestissimo parere, Saviano dimenticò un aspetto della questione: la macchina del fango si aziona non solo quando si “scava” nel privato ma anche quando si costruisce falsamente quel privato ovvero si rendono pubbliche notizie e situazioni mai avvenute, mai verificatesi e le si addebitano con estrema cattiveria ad una persona.

La macchina del fango è ormai un metodo. E sono d’accordo, pienamente d’accordo, con Saviano quando, nella medesima trasmissione, afferma che lo scopo di questo meccanismo è quello di far sembrare tutti uguali ( e questo nell’era dell’immagine e delle apparenze non trova difficoltà ad attecchire). Aggiungerei, inoltre, quello che secondo me è un altro obiettivo di questo meccanismo: non farci indignare più di nulla, farci credere che tutto ciò che accade sia normale, farci dire la fatidica frase ” sono tutti uguali”. Ogni volta che i piloti di questa macchina ascoltano queste parole uscire dalla nostra bocca hanno raggiunto il loro scopo. Hanno vinto. Significa che ci hanno tolto qualsiasi motivazione, qualsiasi voglia di differenziarci, qualsiasi possibilità di crescita. Credo, invece, che, come dice Saviano, dobbiamo saper cogliere le differenze. E credo personalmente che non si possa permettere a tutti di invocare la macchina del fango. Quando ciò avviene si delegittimano ulteriormente coloro che, invece, sono le vere vittime di questo meccanismo.

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Ma questa terra come si vede, come si rappresenta a se stessa, come si immagina? Come la immaginiamo la nostra terra, il nostro paese?…. Ci poniamo il problema o ci basta dire “così è sempre stato e sempre sarà così?
Davvero ci basta credere che nulla di ciò che accade dipende dal nostro impegno o dalla nostra indignazione? Che in fondo tutti abbiamo di che campare e quindi tanto vale vivere la propria vita quotidiana e nient’altro? Ci bastano queste risposte per andare avanti? Ci basta dire “non faccio niente di male, sono una persona onesta” per sentirci innocenti? Lasciarci passare le notizie sulla pelle e sull’anima? Vogliamo continuare a galleggiare? Vogliamo continuare a far finta di niente?……….
……Non posso credere che la denuncia sia ormai solo compito di pochi singoli e gruppi che interpretano il ruolo della società civile. E il resto? Gli altri se ne stanno buoni e zitti, tramortiti dalla paura? La paura. L’alibi maggiore. Fa sentire tutti a posto perchè è in suo nome che si tutelano la famiglia, gli affetti, la propria vita innocente, il proprio sacrosanto diritto a viverla e costruirla.
Eppure non avere più paura non sarebbe difficile. Basterebbe agire ma non da soli. La paura va a braccetto con l’isolamento. Ogni volta che qualcuno si tira indietro crea altra paura, che crea ancora altra paura, in un crescendo esponenziale che immobilizza, erode, lentamente manda in rovina…….
….Chiedo alla mia terra se riusciamo ancora ad immaginare di poter scegliere. Chiedo se siamo in grado di compiere almeno quel primo gesto di libertà che sta nel riuscire a pensarci diversamente, pensarci liberi. Non rassegnarsi ad accettare come un destino naturale quel che è invece opera degli uomini.

Tratto da “La Bellezza e l’Inferno di Roberto Saviano”

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(….) Bisogno di distruggere tutto ciò che può essere desiderio e voglia: questo è il cinismo. Il cinismo è l’armatura dei disperati che non sanno di esserlo. Vedono tutto come una manovra furba per arricchirsi, la pretesa di cambiare come un’ingenuità da apprendisti stregoni e la scrittura che vuole arrivare a molti come una forma di impostura da piazzisti. A questi signori diffidenti e perennemente armati del ghigno di chi sa già che tutto finirà male nulla può essere tolto, perchè non hanno più nulla per cui valga la pena di lottare (…..).
Se si ha bisogno di mostrare che tutti sono sporchi, che tutto è marcio, che dietro ogni tentativo di cambiamento si cela un pretesto o una menzogna, allora qualsiasi cosa vale un’altra, tutto è lecito e possibile. Questo atteggiamento è l’anestetico che spinge a promuovere chi “onestamente” si fa corrompere, chi accetta il compromesso, chi sceglie solo il saccheggio, la sopravvivenza, la pornografia di stare a guardare e godere del peggio che ogni giorno ti arriva a casa. Ogni cosa è giustificata perchè si è sempre agito così, perchè tutti fanno così o, peggio, perchè non si può che agire in questo modo (……).

Tratto da La Bellezza e L’inferno di Roberto Saviano.

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