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	<title>Strade imbattute &#187; salento</title>
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	<description>Viaggio appassionato, di un testardo idealista, nella politica di oggi alla scoperta di percorsi  alternativi finalizzati a ritrovare nuovi fervori utopistici.</description>
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		<title>Uguale protezione per i lavoratori senza lavoro</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 11:48:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Salvatore Ventruto</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>
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<p>La recessione economica soffia forte sul Salento e spinge verso la soglia di povertà i lavoratori e le loro famiglie. La Cgil di Lecce ieri ha fornito alcuni numeri indicativi del momento economico: <strong>«Tutti i settori sono attraversati dalla crisi»,</strong> ha detto il segretario generale provinciale Salvatore Arnesano. Il quadro disegnato dal nuovo segretario confederale è molto più che preoccupante: il mondo del lavoro salentino sta collassando. Diverse migliaia di lavoratori si ritroveranno presto senza lavoro e senza ammortizzatori sociali. La crisi economica ha danneggiato maggiormente, com’era prevedibile, il mezzogiorno, aggravando una situazione sociale già di per sé difficoltosa. Essa ha fortemente contribuito a metter in risalto i risultati prodotti dalle politiche economiche e del lavoro adottate dai governi italiani dell&#8217;ultimo ventennio.  Politiche che hanno creato e creano non solo diversi trattamenti tra i lavoratori ma anche tra coloro che sono fuori dal mercato del lavoro. Il segretario provinciale della Cgil ha fatto riferimento agli ammortizzatori sociali. Essi dovrebbero, sulla carta, regolamentare il mondo del lavoro nei periodi in cui il lavoro è assente. Da anni si parla di una loro riforma ma non si riesce mai a giungere ad un accordo. Allo stato attuale, in Italia, agli ammortizzatori sociali, come al lavoro a tempo indeterminato, si può accedere solo se si hanno santi in paradiso. Solo se si ha, paradossalmente, la fortuna di far parte di categorie di disoccupati aventi forte potere contrattuale. Solo se si fa parte di una grande impresa. Quante volte è accaduto, negli anni passati, che di fronte alla crisi di una grande azienda (Fiat, Alitalia) i governi introducessero ad hoc, attraverso l’approvazione di apposite leggi, degli ammortizzatori sociali, indirizzati specificatamente ai lavoratori di queste grandi realtà industriali piuttosto che ad altri, in quanto ciò rappresentava una grande operazione di convenienza elettorale. E’ sostanzialmente quello che è accaduto con Alitalia per i cui esuberi sono stati previsti <strong>”ricollocamenti e ad ammortizzatori sociali molto forti”</strong>. Per carità nulla contro i lavoratori della vecchia Alitalia ma questa vicenda, e non solo, <strong>dimostra lo stato penoso e paradossale in cui versa lo stato sociale nel nostro paese. </strong>Siamo l’unico paese in Europa incapace di prevedere un sistema di ammortizzatori sociali che garantisca a tutti i “lavoratori senza lavoro” lo stesso trattamento. Non esiste una rete di protezione per i lavoratori atipici, che consenta loro di poter sopravvivere nel periodo di passaggio da un progetto all’altro. Si tratta di un sistema di welfare profondamente squilibrato ed ingiusto perché l’operaio di una piccola impresa se perde il lavoro si deve arrangiare come può, magari elemosinando aiuti qua e là, mentre chi scarica bagagli per Alitalia (o lavora per la FIAT), viene ritenuto dallo Stato meritevole di provvedimenti straordinari. E’ la solita incapacità italiana di creare regole uguali per tutti, unico ed autentico parametro di <a href="http://www.salvatoreventruto.com">maturità democratica</a> .</p>
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