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La maggioranza di centrodestra si è dichiarata disponibile ad apportare alcune modifiche al ddl riguardante le intercettazioni. Due i punti maggiormente controversi:

- il limite temporale di 75 giorni, dopo il quale, in caso di approvazione dello stesso ddl, non si potrebbero più, da parte dell’Autorità Giudiziaria, effettuare intercettazioni su un determinato soggetto;

- l’applicazione della suddetta norma anche alle operazioni in corso e ai procedimenti pendenti.

Una disposizione, la seconda, che viola palesemente il principio di non retroattività della legge.

In attesa di conoscere le modifiche che verranno introdotte al ddl, riporto alcuni stralci dell’intervento fatto dal senatore PD e giornalista, nonché presidente della commissione di vigilanza RAI, Sergio Zavoli, all’apertura del dibattito in aula, lunedì scorso. Stralci che ci fanno riflettere sull’altro problema prodotto da tale ddl: la limitazione della libertà di stampa.

.….. Non posso dimenticare, signor Presidente, Albert Schweitzer che, nel suo celebre lebbrosario di Lambaréné, mi disse:”Fino a quando non diremo cose che a qualcuno dispiaceranno non diremo mai per intero la verità”…..
………. Forse, per comprendere che cosa è realmente in gioco vale la pena di ricordare anche quanto ha detto Hans Magnus Enzensberger: “Ai giornalisti di oggi spetta non il dovere, ma certamente il compito di fare chiarezza su tutto quanto, per loro merito o demerito, ci coinvolge”; vorrei inoltre aggiungervi il giudizio di Amartya Sen, premio Nobel per l’economia, che ha avuto l’ardire, oltre che l’umiltà, di considerare l’informazione oggi più importante persino dell’economia: un azzardo – direte – ma non privo di qualche fondamento…….
…….Tuttavia, anziché tentare una equilibrata composizione, difficile ma necessaria, si è scelta la strada, a prima vista più facile, di restringere al massimo le intercettazioni, di ricorrere alla minaccia del carcere per i giornalisti (poi ragionevolmente lasciata cadere), infliggendo multe pesantissime, anche se poi ridotte per le piccole testate, a carico degli editori, aprendo la strada all’intervento della proprietà sul contenuto dei giornali che, come sappiamo, è competenza esclusiva del direttore…….
……una serie di errori non da poco, ancora passibili di correzione, conferisce qua e là un carattere repressivo e illiberale a questo progetto, e lo sarebbe ancora di più se la pratica delle intercettazioni dovesse limitare l’azione legittima e indispensabile della magistratura, per esempio – cito il caso più vicino e irrisolto – quando la comunità nazionale si sente offesa dalla cosiddetta cricca (una parola d’uso comune per indicare un clima ben più che equivoco). Qui la materia affronta aspetti controversi di legittimità che affido a chi ha dottrina per farlo; ma sono persuaso signor Presidente, che in un Paese in cui dopo 21 anni si vanno a cercare le impronte lasciate dagli attentatori di Giovanni Falcone sugli scogli dell’Addaura e dove, rovistando tra vecchie collezione di giornali, si trova la fotografia di un agente segreto sempre presente quando è alle viste o in preparazione o addirittura in atto un’azione eversiva gravemente criminosa, la funzione della stampa si riveli fondamentale………
…….Parlo di cose da tutti voi conosciute, dolendomi della sommarietà cui ho dovuto tenermi, ma il Senato, il luogo della nostra risposta a una delega popolare fondata sul valore e sulle modalità della trasparenza politica, civile e morale, non può non disporsi a compiere un dovere di inestimabile significato.
E perché nessuno si senta escluso dalla vitale necessità di salvaguardare il dettato costituzionale, lasciatemi ricordare la parola più alta, data a tutti perché venga pronunciata per tutti. Una parola che vive dentro e fuori di noi, quand’anche non ci si accorga della sua presenza. Una parola che è come l’aria, la quale ci tiene in vita, si può dire, quasi a nostra insaputa, chiunque si sia e dovunque si stia. È una parola che va detta e udita in nome delle responsabilità che essa esige. Quella parola è così solenne che si stenta a ripeterla senza qualche imbarazzo, ma libertà – cui tutti dobbiamo continuamente richiamarci – è la prima a dar vita alle nostre speranze di non venire sconfitti dalle nostre stesse sordità, o peggio dalla nostra rassegnazione.
Pronunciamola, dunque, dandole un fondamento comune: è la sola che nessuno può pronunciare solo per se stesso, ed è di quelle che, signor Presidente, in quest’Aula devono avere la precedenza.

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