Il meraviglioso mondo dei masterizzandi
Scritto da Salvatore Ventruto in Lavoro, tags: Legge n. 196/97, Master, Stage, Università
“Al fine di realizzare momenti di alternanza tra studio e lavoro nell’ambito dei processi formativi e di agevolare le scelte professionali mediante la conoscenza diretta del mondo del lavoro sono promossi tirocini formativi e di orientamento”.
Dietro a questa disposizione di legge c’è un mondo tutto da scoprire. Quello degli stagisti, cioè coloro che non possono fare affidamento nemmeno su un contratto a progetto, bensì semplicemente su dei buoni pasto (peraltro molto rari) e rimborsi spese che, solo per i più fortunati, arrivano a quantificarsi in 500 € mensili.
Situazioni lavorative paradossali sulle cui cause, peraltro molteplici, bisogna riflettere.
Innanzitutto la progressiva perdita di qualità dell’offerta formativa delle Università alla quale ha fatto riscontro la nascita e lo sviluppo di master e corsi di alta formazione, gestiti dagli stessi atenei o da società di formazione a capitale privato, nei quali, molto spesso, sono gli stessi docenti universitari a fornire le loro competenze e conoscenze a coloro che, dietro pagamento di somme non indifferenti, decidono di iscriversi. Tali corsi, oltre a prevedere un sostanzioso numero di ore d’aula, offrono anche l’opportunità di entrare nel mondo del lavoro attraverso un contratto di stage che dovrebbe permettere al “masterizzando”, passatemi questo termine, di mettere in pratica le conoscenze teoriche acquisite in aula, oltre che sviluppare quelle attitudini professionali e quella conoscenza del settore, cui il master fa riferimento, che dovrebbero fare da apripista al raggiungimento della totale realizzazione professionale. Teoricamente alla fine dei canonici tre mesi di stage, lo stagista dovrebbe, in caso di conferma, ricevere una proposta, per la sottoscrizione di un vero e proprio contratto di assunzione, da parte dell’impresa che lo ha ospitato.
La realtà è, però, ben diversa. Molto spesso, alla fine del periodo di stage lo stagista, dopo aver lavorato come un vero e proprio dipendente sia per la quantità di lavoro prestato che per le ore passate in ufficio, viene mandato a casa, sostituito da un altro neo-masterizzato. Si sviluppa così un processo di ricambio continuo della forza lavoro che non favorisce la nascita di alcuno spirito di appartenenza all’azienda. Le imprese, provvedendo alla semplice sostituzione di un rimborso spese con un altro rimborso spese (quando peraltro previsto) all’interno dei loro bilanci, operano un vero e proprio sfruttamento della forza lavoro Gli stagisti fortunati, cioè i confermati alla fine del cosiddetto periodo di prova, si vedono proporre, nella maggior parte dei casi, un prolungamento del contratto di stage e del relativo rimborso spese che non permette loro di costruirsi un futuro. Una volta c’erano gli stakanovisti oggi ci sono gli stakastagisti. Sono quelli creati dalla legge n. 196/97.
Un mondo tutto da scoprire.


Articoli (RSS)