Posts Tagged “Ugento”

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Impegnato nel Congresso Regionale IDV non ho potuto partecipare, con molto dispiacere, alla manifestazione organizzata sabato scorso ad Ugento in favore di Don Stefano.
Mi è stato riferito dagli amici Cristian Rovito e Vito Rizzo del successo clamoroso che ha contraddistinto la stessa (OLTRE OGNI ASPETTATIVA) e della grande partecipazione dei miei concittadini. E’ la dimostrazione che sarà molto difficile scardinare ciò che si è costruito in questi due anni: UNA COSCIENZA UGENTINA, LIBERA E COLLETTIVA.
Ho sempre apprezzato (e continuo ad apprezzare) Don Stefano per la sua coraggiosa opera pastorale, per l’attaccamento alla sua comunità parrocchiale e a tutti gli ugentini, per la sua ostinata ricerca di VERITA’ E GIUSTIZIA per essere un messaggero di Dio tra la gente, a stretto contatto con le problematiche quotidiane che affligono ognuno di noi.
Intendo ringraziarlo pubblicamente per tutto quello che ha fatto (E SOPRATTUTTO FARA’) per la nostra comunità. Ora è il tempo di rimettersi in salute e ritornare più forte di prima. Gli ugentini di buona volontà lo aspettano a braccia aperte.

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- NON AVER PAURA DI ESPRIMERE LE PROPRIE IDEE. LA PARTECIPAZIONE ALLA VITA POLITICA DEL PAESE E’ L’ESSENZA DELL’ESSERE CITTADINO.

– NON ELEMOSINARE IL LAVORO, DIRITTO GARANTITO DALLA NOSTRA COSTITUZIONE.

- NON PERMETTERE AL POTENTE DI TURNO DI UTILIZZARE IL LAVORO COME ARMA DI RICATTO SOCIALE PER L’ACCAPARRAMENTO DEL CONSENSO.

- FARE ESCLUSIVAMENTE AFFIDAMENTO SULLE PROPRIE ENERGIE E CAPACITA’ PROFESSIONALI.

- NON LASCIARE CHE ALTRI DECIDANO PER NOI.

UN’ALTRA UGENTO E’ POSSIBILE

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Ricorre stanotte il 2° anniversario della morte di Peppino Basile.
Mi riferiscono di una commemorazione molto più sobria rispetto a quella dello scorso anno. È giusto che sia così, in un momento in cui è in pieno svolgimento il processo a carico dei presunti assassini di Peppino. Non ho mai voluto addentrarmi nell’aspetto strettamente giudiziario della vicenda Basile. E continuerò a non farlo.
Ho apprezzato, invece, più volte il fatto che l’assassinio di Peppino Basile avesse contribuito a far aprire gli occhi a molti ugentini, nonché a risvegliare germi di partecipazione popolare. Ma l’inerzia sociale e la sfiducia nel futuro sono sempre dietro l’angolo ed è facile (come più volte accaduto) che prendano il sopravvento. Mi si dice spesso che gli ugentini non partecipino alla gestione della cosa pubblica perché pensano esclusivamente al proprio tornaconto. Mi si ripete, in modo ancora più martellante, che è impossibile farli “uscire di casa”. Se il perseguimento del bene comune è (o dovrebbe essere) l’obiettivo della politica, controllare o garantire che ciò effettivamente avvenga non dovrebbe costituire il tornaconto per eccellenza? Allora sono gli ugentini che non vogliono partecipare oppure è il “Palazzo” che non intende farli attivamente partecipare? Oppure, ancora, è il cittadino ugentino, (quello privo di particolari intrallazzi con il potere) che, non vedendo alcuna possibilità di cambiamento nel metodo politico, manda tutto e tutti a quel paese? Il cambiamento nel metodo politico. Ecco il punto. La trasparenza, la legalità, la difesa dei più deboli, il giusto utilizzo delle risorse, il far sentire i cittadini (tutti!!!) importanti e protagonisti della vita politica del paese. Questo, penso che vogliano gli ugentini. Tra pochi mesi c’è l’appuntamento elettorale. Grande occasione per essere smentito e trovare una risposta a queste mie noiose domande. Ma tutto tace nel panorama politico ugentino. O meglio tutto sembra tacere. E questo è sintomo di vecchia politica. Mi auguro non ci venga offerto, per l’ennesima volta, lo stesso copione, sgualcito ed ingiallito. Se ciò avvenisse, vorrà dire che tutto ciò che è accaduto, da quella terribile notte di due anni, non avrà avuto alcun valore e significato.

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RIPORTO LA LETTERA INVIATA DUE SETTIMANE FA AL DIRETTORE VITTORIO FELTRI, IN MERITO ALL’ARTICOLO, RIGUARDANTE UGENTO, PUBBLICATO LO SCORSO 15 APRILE SU “IL GIORNALE”. LETTERA CHE (NATURALMENTE) NON HA RICEVUTO ALCUNA RISPOSTA.

Gent.mo Direttore Feltri,

sono un giovane ugentino che, dopo un’attenta e approfondita riflessione, ha deciso di scriverLe, per esprimere alcune considerazioni in merito all’articolo pubblicato il 15 aprile scorso, a pagina 7 de “Il Giornale”.
Riguardo al pezzo, dal titolo “il delitto del politico di Tonino: spunta la pedofilia”, ritengo, caro Direttore, sia doveroso ed opportuno manifestarLe alcune riserve, alla luce di come vengono riportati i fatti dall’autore dello stesso, ossia Gian Marco Chiocci.
Il Dott. Chiocci, nell’articolo, parla dell’omicidio di Peppino Basile, Consigliere dell’Italia dei Valori della Provincia di Lecce, nonché del Comune di Ugento. E lo fa, o almeno cerca di farlo, partendo dal 14-15 giugno del 2008, notte in cui il Consigliere Basile venne trucidato con 22 coltellate.
Peppino Basile, esimio Dott. Feltri, era un uomo politico appassionato. Amava la sua terra e vedeva la politica, cosa molto rara ai nostri tempi, come mero servizio ai cittadini. Le fasce sociali più deboli dovevano essere necessariamente difese ed il malaffare, la corruzione, la mala politica, quella che “privatizza il futuro” e classifica i cittadini in categorie, erano da lui energicamente combattuti.
Proprio per il forte impegno politico di Basile, molti cittadini ugentini invitarono, fin da subito, gli inquirenti a non trascurare alcuna pista che avesse potuto portare alla soluzione del caso. Si volle semplicemente scongiurare che, immediatamente dopo l’omicidio, la pista politico-amministrativa venisse aprioristicamente accantonata, nonché garantire che la stessa godesse della medesima attenzione e considerazione assieme a quelle personale e passionale. In questo impegno comune per la ricerca di VERITA’ E GIUSTIZIA ha, senza dubbio, fornito un contributo importante Don Stefano Rocca, che il Dott. Chiocci definisce correttamente “amico di Basile” ( un parroco non può forse avere come amici i suoi parrocchiani? ) ma che erroneamente e senza alcun fondamento include tra i “frequentatori dei comizi dell’Italia dei Valori”. Gli appelli di Don Stefano Rocca si sono susseguiti, per circa un anno e mezzo, al fine di stimolare, chiunque sapesse o avesse visto qualcosa sull’omicidio di Basile, a fornire elementi utili alle indagini. Periodo, questo, durante il quale la Procura di Lecce non ha mancato occasione di lamentare l’atteggiamento omertoso dei cittadini ugentini. Don Stefano Rocca, caro Direttore Feltri, ha solamente cercato di smuovere le coscienze, convinto che fosse impossibile non aver visto o sentito nulla su un omicidio avvenuto all’una e trenta circa di notte, con 22 coltellate, in una strada isolata e priva di qualsiasi minimo rumore.
Egli, non ha mai parlato di pista politica per l’omicidio di Giuseppe Basile. Ha solamente sottolineato la necessità che si individuassero e venissero consegnati alla giustizia i suoi assassini. Perché una comunità non solo ha il diritto che si faccia GIUSTIZIA, ma ha anche il dovere morale di pretendere VERITA’ sull’omicidio di un proprio concittadino.
Ecco perché trovo assolutamente infondato, nonché inopportuno, l’accostamento di Don Stefano all’Italia dei Valori, solo per il fatto di aver legittimamente chiesto, più volte, una svolta nelle indagini sull’omicidio di Basile. Presunta svolta che è poi arrivata il 25 novembre scorso, con l’arresto dei vicini di casa. Ora sarà giustamente il processo ad accertare, in sede dibattimentale, la colpevolezza o l’innocenza di questi ultimi. Ma trovo francamente inaccettabile la costante opera diffamatoria posta in essere, ai danni di Don Stefano, da coloro che sulla vicenda Basile, ad Ugento, hanno sempre invitato, un giorno sì e l’altro pure, al silenzio. E mi spiace che essi abbiano trovato nell’autorevole quotidiano da Lei diretto un importante alleato. Le dico questo, perché nell’articolo in questione sono riportate alcune accuse ed elementi ( la presunta politicizzazione di Don Stefano, le sue altrettanto presunte, manie di protagonismo investigativo, le lezioni di sacerdozio che la maggioranza comunale di centro-destra ha cercato costantemente di impartirgli in questi due anni) che noi ugentini conosciamo ormai a memoria e che rappresentano la cartina tornasole di quella spaccatura che, dalla notte del 14-15 giugno 2008, caratterizza la nostra comunità. Ora, addirittura, le accuse di presunte molestie su minori che sarebbero avvenute all’interno dell’Oratorio, da lui diretto, e riportate a livello nazionale per cercare di buttare nel calderone dei preti pedofili, problema effettivamente esistente e, a mio parere, abbastanza diffuso nella chiesa, anche chi è estraneo a tale realtà. Mi auguro che, nel più breve tempo possibile, venga accertato dalla magistratura, ciò che per tanti cittadini ugentini, compreso il sottoscritto, è già una certezza: la totale estraneità di Don Stefano Rocca ai fatti che gli vengono contestati. Fatti, o meglio dire pure invenzioni, che rappresentano l’ultimo atto (forse) di una strategia politica avente un unico scopo: mandare via Don Stefano da Ugento, privare della sua instancabile guida l’Oratorio Don Bosco, uno dei pochi spazi, se non addirittura l’unico, di socializzazione, di crescita e di speranza per i giovani e giovanissimi della nostra città.
Esimio direttore Feltri, spero di non averLa annoiata con questa mia missiva ma ho ritenuto opportuno esprimere umilmente il mio punto di vista, che è anche quello di molti altri cittadini ugentini, in merito al pezzo in questione, nonché cercare di far presente che la situazione ad Ugento è, da due anni a questa parte, totalmente differente da quella descritta dal suo collaboratore. Il quale, venendo in questo lembo del tacco d’Italia, avrebbe, invece, dovuto raccontare l’omertà, la paura dei cittadini di esprimere liberamente le proprie opinioni e il proprio pensiero (fortemente accentuatasi dopo l’uccisione di Basile), il dilagante malaffare, la cattiva gestione della cosa pubblica, la persistente rassegnazione sociale, l’incapacità dei cittadini ugentini e dei giovani in particolare di guardare al futuro. Problematiche che meriterebbero di essere documentate.
Ecco perché, alla luce delle difficoltà che Le ho appena accennato, invito “Il Giornale” a venire nuovamente ad Ugento. Per raccontare la drammatica realtà ugentina ed iniziare a dar voce a coloro che non ce l’hanno.
In attesa di un suo benevolo riscontro colgo l’occasione per porgerLe
Distinti Saluti.

Ugento, 22 aprile 2010

Giovanni Salvatore Ventruto
Cittadino ugentino

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A campagna elettorale finita e a verdetti delle urne acquisiti, vorrei concentrarmi su alcuni aspetti che hanno caratterizzato le ultime settimane della vita politica provinciale, in particolare ugentina. Settimane durante le quali mi è capitato più volte di sentire pronunciare, dai cittadini, due frasi. Innanzitutto, la classica “i politici sono tutti uguali”, con la quale ho avuto conferma del persistente e consolidato sconforto in cui sono caduti gli elettori di fronte ad una classe politica a dir poco distante e indifferente alle problematiche quotidiane. E, in aggiunta, un’altra affermazione che lascia benissimo intendere quale sia l’idea di politica di alcuni cittadini, anche ugentini: che cosa può darmi in termini di favori questo candidato rispetto ad un altro?Quale sarebbe il mio tornaconto se venisse eletto?Che cosa ci guadagnerei? Domande che attestano l’esistenza di un vero e proprio gioco al rialzo, moralmente inaccettabile, che fa sprofondare la politica a mero rapporto privato e clientelare, attestandone, ancora una volta, la perdita di dimensione pubblica. A questa visione privatistica del cittadino, ha fatto riscontro “la ricerca privata del consenso” da parte di molti candidati. Un aspetto, anche questo, su cui riflettere e che personalmente, se utilizzato come unica strada di raccolta dei consensi, non condivido. La politica deve porsi invece, a mio parere, come spazio aperto in cui ci si ritrova, ognuno per dare il proprio contributo. Uno spazio all’interno del quale creare un sentimento di appartenenza, in cui i cittadini arrivino reciprocamente “a sentirsi”, “a capirsi”, a considerarsi parte integrante di una comunità e, di conseguenza, ad essere sempre attori principali del suo sviluppo. Uno spazio in cui ognuno arrivi ad avere dentro di sé gli altri, in cui tutti (nessuno escluso) sentano l’appartenenza ad un progetto. Ecco perché sogno che gli ugentini riacquistino vigore politico, che siano capaci di riscoprire il senso e l’importanza dello sforzo collettivo, del camminare insieme. E mi auguro che presto una nuova solidarietà prenda il posto della vecchia complicità.

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Ripropongo alcune domande, sulla discarica Burgesi, più volte poste dai cittadini alla Amministrazione Comunale di Ugento, e mai evase dalla stessa:

1. Quali sono i motivi che hanno impedito dopo la consegna avvenuta il 1 ottobre 2002, la messa in funzione del Centro Stoccaggio Rifiuti per il quale sono stati spesi 5 miliardi circa delle vecchie lire?

2. Perché il Comune di Ugento non ha mai rivendicato il pagamento, dalla società GIECO, dei 200 milioni (delle vecchie lire) all’anno previsti nella prima convenzione?

3. Perché il Comune di Ugento non ha mai rivendicato e continua a non rivendicare dalla società Monteco il pagamento dei 500mila euro previsti, nella convenzione approvata il 31 ottobre 2002, a titolo di risarcimento delle spese per ristoro ambientale?

4. Perché si è proceduto nel 2002 al rinnovo della Convenzione con la Monteco pur esistendo seri elementi di inaffidabilità a carico della stessa società?

Questo semplicemente perché, pur accogliendo, da cittadino ugentino, con immenso “sollievo” l’archiviazione disposta dal Gip di Lecce in merito alla bonifica della discarica Burgesi (fatta secondo la stessa procura a regola d’arte) ritengo sia opportuno continuare a mettere in evidenza alcuni punti, tuttora oscuri, della vicenda. Anche se sulla profondità degli scavi effettuati durante l’attività di prelievo e di controllo, nonché sulla loro relativa sufficienza ad escludere, in modo assoluto, alcun tipo di illecito nella procedura di bonifica non posso non esprimere forti dubbi.

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Circa due settimane fa, a detta di molti, la giustizia si è affacciata su Ugento in merito all’omicidio di Peppino Basile. Ho preferito e preferisco non commentare la notizia riguardante l’arresto dei due presunti colpevoli perché ritengo, come più volte manifestato, che la magistratura debba arrivare il più serenamente possibile a far luce su questo barbaro delitto. Tuttavia, non posso sottrarmi dal fare alcune domande.
Cosa ci sarebbe da festeggiare di fronte all’arresto di due persone che, fino a definitiva eventuale condanna, hanno diritto alla presunzione d’innocenza?
L’arresto dei Colitti significa la automatica soluzione di tutti i problemi di Ugento?
Non esistono più i problemi relativi alla ex discarica burgesi?
Non esiste più il PCB rilevato in seguito al prelievo effettuato nei pozzi spia della stessa discarica?
Abbiamo dimenticato i 400 ettari di terreno sottratti inspiegabilmente negli anni al Parco Litorale di Ugento per liberarli da qualsiasi vincolo paesaggistico?
Non esiste più la scellerata gestione di Burgesi da parte della Monteco?
Abbiamo dimenticato la “faciloneria” con la quale si da in concessione ai privati la gestione dei servizi pubblici?
E poi, Ugento è proprietà esclusiva di una parte politica ( come dichiarato nei forum da qualche esaltato anonimo) o bensì di tutti gli ugentini?

Si attendono cortesemente delle risposte……

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In questo mese e mezzo trascorso ad Ugento, ho avuto importanti conferme su alcuni aspetti della comunità ugentina di cui, pur vivendo a Roma da ormai dodici anni, ero già consapevolmente a conoscenza. Si parla molto sui forum di risveglio delle coscienze, di cittadini maggiormente attenti alle modalità di gestione della cosa pubblica, di ugentini meno “abbindolabili” e più partecipi alla vita politica del paese. E’ vero, gli ugentini parlano, criticano, discutono, riportano episodi di loro conoscenza, ma che idea hanno di politica? Che cosa siamo disposti ad offrire noi cittadini alla causa ugentina? In questi giorni ho assistito a numerose invettive contro la giunta Ozza, ho continuato a leggere i numerosi commenti, rigorosamente anonimi, lasciati sui forum del Tacco d’Italia, ho assistito alla “dura” opposizione sciorinata dalla minoranza consiliare, ho visto una classe politica ugentina complessivamente distante dai cittadini, principalmente dedita alla cura del proprio bacino elettorale e alla difesa della propria poltrona, consiliare o assessorile che sia.
Ho anche letto, però, ed apprezzato molto la lettera al Presidente della Repubblica di un nostro concittadino, Cristian Rovito (complimenti Cristian!!!), in merito al caso Basile, su cui è doveroso continuare a chiedere VERITA’ E GIUSTIZIA,.
Lo scorso 18 agosto è stata approvata in consiglio comunale una delibera nella quale veniva preso atto dell’ingerenza dei politici nelle attività di gestione del comune e del fatto che essa abbia favorito la nascita di un vero e proprio sistema chiuso tendente a privilegiare l’interesse del singolo rispetto a quello generale dei cittadini. Un documento di importanza inestimabile con il quale finalmente, qualora fosse stato necessario, si è preso atto di una situazione politico-amministrativa che caratterizza Ugento da almeno due decenni. Gli errori dell’attuale amministrazione di centro-destra sono sotto gli occhi di tutti. Ma la certezza che ho maturato è di altra natura: Ugento, per risollevarsi ha bisogno di una nuova idea di politica. Necessita di un progetto che rifiuti la privatizzazione del futuro, un progetto che faccia sentire partecipe tutta la comunità, nessuno escluso, alla vita politica cittadina. Ecco perché sono convinto non sia sufficiente il cambio di colore politico dell’amministrazione comunale a garantirci un futuro diverso, bensì che sia necessaria una nuova stagione politica che abbia come capisaldi la legalità, il dialogo non clientelare con la società civile, il corretto utilizzo delle risorse a nostra disposizione, unica strada per giungere ad uno sviluppo che sia da tutti fruibile, la libertà di pensiero e di agire dei cittadini. Mi domando, pertanto, quanti siano coloro che vogliono veramente lasciarsi alle spalle il sistema denunciato in assise consiliare lo scorso 18 agosto. Quanti siano coloro, che oltre a criticare, sparlare, lamentarsi hanno il coraggio di metterci la faccia, di abbandonare la strada più facile, quella del congelamento del proprio pensiero, per l’ottenimento di soddisfazioni personali e professionali ed imboccare, per il raggiungimento delle stesse, quella più difficile e tortuosa, ma sicuramente più gratificante, del contare unicamente sulla propria preparazione professionale, sulla propria determinazione, sulla propria capacità, sulle proprie energie. E’ vero siamo in una fase in cui la politica ha ormai perduto, a livello locale e nazionale, nonché globale, il suo potere salvifico ma penso che tutti gli ugentini di buona volontà abbiano il dovere di contribuire alla creazione di un nuovo modello sociale che metta da parte la rassegnazione e l’inerzia ( che le amministrazioni comunali degli ultimi decenni hanno contribuito a creare) e restituisca alla politica la sua dimensione pubblica e le sue finalità collettive. Mi scuso per queste mie noiose e banali riflessioni, ma penso che anche non “sporcandosi” direttamente le mani nelle questioni ugentine, come fatto negli ultimi anni da preparati professionisti della politica, si abbia il diritto di esprimere umilmente il proprio pensiero.

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“Per una sera sono orgoglioso di essere ugentino”.

E’ stato questo il pensiero che due sere fa, dopo la manifestazione in memoria di Peppino Basile, si è impossessato della mia mia mente. Una mente occupata, nell’ultimo anno, dall’omicidio dello stesso Peppino, dalle vicende della discarica di Burgesi, dai sospetti intorno alla costruzione del mega villaggio turistico all’interno del Parco Naturale di Ugento, da alcuni episodi intimidatori subiti da nostri concittadini.
Alcuni sostengono che Peppino Basile sia “servito” più da morto che da vivo. Ad essi dico che se il risultato di ciò è aver risvegliato le coscienze, aver portato a galla alcuni intrecci politico-economici, di natura illecita, avvenuti negli ultimi vent’anni, aver potuto parlare di legalità ad una piazza di 500-600 persone (come quella di due sere fa), allora è bene che ciò sia avvenuto. Anche dopo la sua morte Peppino si è messo al nostro servizio.
Noi, come sottolineato da don Stefano Rocca durate la messa di domenica scorsa, abbiamo il dovere di chiedergli perdono per non averlo sostenuto nelle sue battaglie contro il SISTEMA, quello degli “amici degli amici”, quello che si arroga il diritto di decidere chi deve vivere nel benessere e chi deve tirare a campare, quello che assicura opportunità solo ad una ristretta cerchia di individui, obbligando i molti ad elemosinare ciò che è un diritto sancito dalla costituzione e che, come tale, dovrebbe essere garantito: il lavoro.
Ecco perchè quella piazza, della quale ho avuto l’onore e il piacere di fare parte, dovrà continuare a battersi, affrontando con coraggio tutte le difficoltà politiche, economiche, culturali che troverà sulla sua strada. Siamo solo all’inizio, è vero, ma sono assolutamente convinto che ce la faremo. Tutti insieme.
Invito, pertanto, NOI ugentini ad alimentare costantemente la curiosità riguardo le modalità di gestione della cosa pubblica, ad avere l’ambizione del cambiamento e a divenire artefici del proprio destino.

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Sono mesi di altissima tensione ad Ugento. L’omicidio di Peppino Basile, nel giugno scorso, l’attentato incendiario, avvenuto due giorni fa, all’abitazione di Bruno Colitti, l’imprenditore che circa due anni fa, autodenunciandosi, fece scattare l’inchiesta sulla discarica di contrada Burgesi. E ancora l’atto vandalico subito da Simone Colitti geometra e tecnico ambientale di Ugento nonchè militante dell’Italia dei Valori e le sistematiche minacce ai danni del parroco Don Stefano Rocca.
Questo mio intervento non intende lanciare accuse nei confronti di alcuno, bensì mettere in risalto come, di fronte ad un redivivo interesse dei cittadini ugentini per le modalità di gestione della cosa pubblica, si siano clamorosamente verificati questi episodi di violenza ed intimidazione. L’impegno in questi mesi di Don Stefano Rocca, chiamato ingiustamente da alcuni ugentini “prete forestiero” (per le sue origini taurisanesi), è stato fondamentale per il risveglio delle coscienze. Ugento ha bisogno di partecipazione e legalità. Indipendentemente dagli autori e dal movente dell’omicidio Basile, sul quale la magistratura deve svolgere il proprio lavoro nella più totale serenità, gli ultime intimidazioni ai danni di Bruno Colitti ( incendio della casa) e Simone Colitti ( lancio di un macigno di 17 Kg contro la sua auto in sosta) dimostrano come l’opinione pubblica si stia interessando di questioni ( discarica Burgesi e privatizzazione della pineta comunale) delle quali sarebbe meglio non si occupasse, in quanto rientranti in un ampio e diffuso sistema di illegalità presente sul territorio ugentino. Sarà la magistratura a chiarire le responsabilità penali, ed eventualmente politiche, nelle inchieste in corso ma finalmente una parte degli ugentini ha capito che Ugento appartiene a tutti e che una ristretta e sceltissima cerchia di individui non può deciderne il bene e, in gran parte dei casi, il male per il raggiungimento dei propri interessi.

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