
Dopo l’approvazione della Riforma sanitaria con la quale si è garantita l’assistenza medica a ben 33 milioni di americani, fino a quattro mesi fa totalmente sprovvisti di qualsiasi tipo di sostegno in caso di malattia, il Presidente americano Barack Obama ha raggiunto quattro giorni fa, a mio modesto parere, un ulteriore importante traguardo: la riforma di Wall Street. Una legge finalizzata al riordino del sistema di regolamentazione e controllo del settore finanziario al fine di evitare che si verifichino crisi di portata mondiale, come quella che, iniziata circa due anni fa, sta ancora dispiegando negli States, e non solo, i suoi “benefici” effetti.
“ Gli americani non pagheranno più per gli errori della Finanza” ha detto Obama, promulgando il testo approvato dalla Camera e dal Senato in poco più di 15 giorni. Testo che prevede un forte aumento della protezione dei consumatori e regole nuove e maggiormente stringenti nella conduzione degli affari. E’ inaccettabile che gli immensi danni provocati dalla gestione scellerata di alcuni manager continuino ad essere ripianati con i soldi dei contribuenti, della collettività. Ed è altrettanto inaccettabile che a tali manager, nonostante la loro incompetenza o avvenenza, continuino ad essere erogati bonus e premi con disarmante facilità. Negli Stati Uniti la classe politica lo ha capito e, penso sia opportuno ripeterlo, in 15 giorni si è giunti alla approvazione di una legge. In Italia siamo, anche su questo tema, in età preistorica. Non riusciamo, ad esempio, nemmeno ad aumentare la tassazione sulle rendite finanziarie dal 12,50% al 20%.
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Il metro di misurazione degli attuali rapporti Usa-Russia, nonché della loro probabile evoluzione, è la regione Caucasica, ormai oggetto di numerose attenzioni da parte degli americani. I russi non vogliono rinunciare alla influenza politica, economica e culturale che storicamente esercitano sull’area. Ecco perché si oppongono alla costruzione di basi antimissilistiche americane in territorio polacco e ceco ed all’ingresso di stati ex sovietici, come Ucraina e Georgia, nella Alleanza Atlantica. Le notizie sullo stato della democrazia russa lasciano molto perplessi gli americani. Putin e Medvedev devono convivere con il fardello rappresentato dalle palesi violazioni dei diritti umani dell’esercito russo in Cecenia, alacremente documentati dalla stampa estera, e con i sospetti che piovono, altrettanto palesemente, sul coinvolgimento del regime nella morte delle inviate Anna Politkovskaja e Natalia Estemirova, nonché di numerosi altri giornalisti. E’, pertanto, ampiamente dimostrato che chiunque tenti di schierarsi contro il Cremlino viene fisicamente eliminato. Un anno fa, allo scoppio della guerra in Georgia gli americani (sotto presidenza repubblicana) appoggiarono l’esercito di Tbilisi assicurando addestramento e armamenti. Oggi che la guerra sembra non esserci, la tensione continua ad essere alta. Perché gli americani continuano ad addestrare le truppe georgiane, perché i russi si “coccolano” le due province, l’Abkhazia e l’Ossezia del Sud, “scippate” al governo di Tbilisi, perché il presidente georgiano Sakhashvili non manca occasione per manifestare, a causa di tali perdite, la rabbia georgiana. In questo quadro l’amministrazione Obama mostra alcune incertezze. Se da un lato dialogo è la parola d’ordine nella gestione delle relazioni internazionali, dall’altro il progetto bushiano dello scudo spaziale non è stato ancora del tutto accantonato. Incertezze che si stanno manifestando anche riguardo la situazione iraniana. Titubanze dovute, forse, alle maggiori energie finanziarie e strategico-militari che si è deciso di convogliare in Afghanistan ed in Pakistan, al fine di imprimere una accelerazione decisiva nella guerra al terrorismo. Nella speranza che gli americani non facciano la stessa fine dei russi dopo l’invasione del 1979.
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