Posts Tagged “Vendola”
Nonostante le escort, lo scandalo della Protezione Civile (e il tentativo, per fortuna fallito, di privatizzarla), le norme sul legittimo impedimento, la sentenza di condanna in secondo grado a carico dell’avvocato inglese David Mills (procedimento poi prescritto), il Popolo della Libertà e la Lega sono riuscite a strappare al centrosinistra il Piemonte, il Lazio, la Campania e la Calabria, confermandosi in Veneto e Lombardia. Una vittoria che per Silvio Berlusconi vale doppio.
Di contro il centrosinistra conserva le tradizionali regioni rosse, Toscana, Emilia Romagna, Marche e Umbria e si conferma in Puglia con Nichi Vendola. Ma l’assenza di leadership al suo interno è a dir poco imbarazzante. Berlusconi riesce sistematicamente con le sue indubbie doti mediatiche a spostare negli ultimi giorni di campagna elettorale molti consensi. Doti che non posseggono i vari Bersani, Di Pietro ecc. Ma il vero problema è che il centrosinistra non riesce ad offrire una alternativa al modello berlusconiano. Non riesce a parlare ai cuori degli italiani, non riesce, a mio parere, ad esprimere quell’empatia politica che il centrodestra, invece, riesce efficacemente a comunicare. Ecco perché penso che il centrosinistra abbia bisogno di un cambio di passo. Ecco perché credo che il centrosinistra debba iniziare a farsi capire dalla gente. Che debba dialogare costantemente con essa. Che debba liberarsi delle solite facce e favorire il ricambio generazionale. Che debba avere maggior coraggio. Che debba riacquistare quella supremazia morale che, perduta miseramente negli ultimi anni, storicamente gli appartiene.
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La vittoria di Nichi Vendola alle primarie rappresenta, indubbiamente, una lezione per gli strateghi della politica. Per coloro che pensano la politica come un qualcosa che debba decidersi nei palazzi, per coloro che si sono presentati in questi mesi come i salvatori della Puglia. Lo spettacolo (indecente) sviluppatosi attorno alla scelta del candidato del centro-sinistra alla presidenza della Regione Puglia mi lasciava, giorno per giorno, sempre più amareggiato. Era chiaro a tutti, è stato chiaro a tutti, che la premiata ditta Casini-D’Alema (e non solo) ha cercato in tutti i modi di sbarazzarsi di Nichi. Il quale aveva avuto come unica colpa quella di mandare via dalla giunta regionale il delfino di baffetto D’Alema, Sandro Frisullo, implicato in uno scandalo di escort (e non solo) e di opporsi alla privatizzazione dell’Acquedotto Pugliese, business su cui Caltagirone, suocero di Casini, ha da tempo “messo gli occhi”. Di fronte a questo ostracismo continuo, Vendola ha chiamato a raccolta i giovani pugliesi, ha rimesso al centro della politica i cittadini pugliesi, ha restituito alla stessa quella dimensione pubblica da cui deve costantemente alimentarsi, ha fatto nuovamente sentire la Puglia partecipe di un qualcosa di cui i partiti di centrosinistra si erano abusivamente appropriati: la scelta del candidato alla presidenza della Regione Puglia. La politica non si fa nei palazzi ma coinvolgendo, il più possibile, la gente, facendola sentire costantemente partecipe dei destini di un territorio. Sinceramente ho sempre apprezzato Vendola. E’ preparato, capace, sempre pronto a condurre battaglie politicamente difficili. Ha commesso degli errori durante la sua presidenza, ma è dotato di un elemento non comune ai politici di oggi: è appassionato e ama la Puglia ed i pugliesi. In un articolo on-line qualche mese fa, prima dell’elezione a segretario di Pierluigi Bersani, si esortava provocatoriamente Vendola a “prendere” il PD, a diventare leader del maggior partito di opposizione, a costruire una alternativa al centrodestra. Ora Bersani, sostenuto da D’Alema, è diventato leader del Partito Democratico ( talmente democratico che fino a due settimane fa ha tentato di imporre il candidato dall’alto) e l’allargamento dell’alleanza di centrosinistra all’Udc rappresenta un elemento fondamentale della sua linea programmatica. Progetto, però, che con la vittoria di Vendola, non potrà realizzarsi in Puglia (come nel Lazio), subendo una non sottovalutabile battuta d’arresto. Il regno del “baffetto” non sarà definitivamente tramontato ma almeno lo stesso D’Alema ha capito che i pugliesi hanno ormai aperto gli occhi. E soprattutto, dopo ieri, hanno dimostrato di non volerli più chiudere.
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Il governatore della regione Puglia Nichi Vendola ha riportato in auge, nei giorni scorsi, il tema della QUESTIONE MORALE azzerando la giunta regionale, in seguito allo scandalo degli appalti della sanità pugliese. La procura di Bari già nel febbraio scorso aveva aperto, a tal proposito, un’inchiesta. Ad essa si è poi affiancata, nelle ultime due settimane, l’indagine, condotta dal Pubblico Ministero Scelsi, riguardante le escort che l’imprenditore Gianpaolo Tarantini (particolarmente attivo nella sanità pugliese) avrebbe messo a disposizione del premier Silvio Berlusconi per alcune serate “mondane” tenutesi a Villa Certosa e Palazzo Grazioli.
Il dibattito sulle modalità di selezione delle candidature alle recenti elezioni europee ed amministrative e le polemiche inerenti le derive sultaniste del premier ( bramoso di circondarsi di belle e giovani donne) sono necessariamente da ricondurre al “ciarpame politico“ che Veronica Lario, moglie del premier, si è affrettata a denunciare dalle pagine di Repubblica circa un mese fa. Successivamente sarebbero state diffuse, dalla stampa estera, le foto delle feste in Sardegna. Immagini che ritraevano addirittura premiers stranieri (il ceco Topolanek) completamente nudi.
Come è lontano per Berlusconi il 25 aprile quando, con fazzoletto partigiano attorcigliato al collo, tenne nel piccolo paese di Onna in provincia dell’Aquila, distrutto dal terremoto, un discorso improntato all’unità nazionale, esaltando comunisti del calibro di Togliatti e Terracini, riconoscendone il merito, al pari degli altri padri costituenti, di aver scritto “una grande pagina della storia del nostro paese”. Avrebbe addirittura dichiarato la Resistenza “valore fondante della nazione”. Un discorso che l’Italia attendeva da quindici anni e che ha rappresentato forse il momento di maggior gradimento e popolarità del premier. Un intervento da Presidente della Repubblica in pectore, primo tassello di un puzzle che una volta completato, alla scadenza naturale della legislatura (nel 2013), avrebbe dovuto portarlo al Quirinale, coronamento di una vita a dir poco straordinaria, sia nel campo imprenditoriale che in quello politico.
Su questa vicenda di veline e gossip mi sento di dire ben poco. Nonostante la presenza degli ispettori del ministro Alfano, piombati presso la procura di Bari già all’avvio dell’inchiesta nei confronti dell’attuale ministro per i rapporti con le regioni Raffaele Fitto, attendo fiducioso l’evolversi naturale dei fatti. Ciò che mi preme sottolineare è la superficialità con la quale i TG e le televisioni nazionali hanno affrontato la questione. Alcuni di essi adducendo addirittura come giustificazione il fatto che ancora non fosse stata (e non sia tuttora) stata definita alcuna tipologia di reato e che le notizie circolanti fossero strettamente legate alla vita privata del premier. Pur sforzandosi di far rientrare la vicenda di Patrizia D’Addario ( una delle escort presentate a Berlusconi dall’imprenditore Gianpaolo Tarantini) nella sfera privata del premier, le buone intenzioni decadono quando ritroviamo la candidatura della stessa escort, alle recenti elezioni amministrative, nella lista “La Puglia prima di tutto” facente capo all’attuale ministro Fitto. Ciò fa automaticamente acquistare alla vicenda una dimensione pubblica ed apre inevitabilmente il dibattito sui criteri utilizzati (ben poco meritocratici) per la scelta delle candidature.
Attendendo, come detto precedentemente l’evolversi degli eventi, mi pare, invece, che l’indagine riguardante gli appalti della sanità pugliese sia, dal mio punto di vista, molto più grave in riferimento a quella questione morale cui Vendola ha fatto riferimento.
Proprio da questo spazio, circa un mese fa, ho indirizzato una lettera aperta al governatore nella quale, tra le altre cose, facevo cenno, prendendo spunto dalle parole pronunciate da Enrico Berlinguer nel lontano 1981, alla questione morale, alla commistione tra funzioni di partito e funzioni statali.
Fino a quindici-venti anni fa lo stato garantiva al cittadino, in quanto tale, alcuni diritti essenziali come la sanità e l’istruzione. Questi settori sono progressivamente divenuti opportunità di lucro e profitto per i privati che si sono sostituiti al soggetto pubblico nella erogazione di gran parte dei servizi ad essi correlati. Lo stato, pertanto, ha cominciato a demandare al privato (tramite lo strumento dell’appalto) l’organizzazione di alcune attività necessarie a garantire tali diritti che, essendo previsti dalla costituzione, sono costitutivi dell’essere cittadino. Il problema non sono le aperture al privato, bensì il fatto che le società vincitrici degli appalti sono spesso di proprietà degli stessi politici appaltanti ovvero che essi abbiano una partecipazione nelle stesse o favoriscano al momento dell’assegnazione aziende gestite da amici o soggetti a loro molto vicini. Ciò costituisce prassi fortemente antidemocratica, lesiva del principio delle pari opportunità.
Ecco quindi i contenuti che assume, oggi, la questione morale. Se a ciò aggiungiamo che molto raramente, almeno nel mezzogiorno, all’assegnazione al privato dell’attività di erogazione del servizio corrisponde un miglioramento della qualità dello stesso, il quadro è completo. Un quadro che svuota il concetto di cittadinanza di qualsiasi significato, che fa sentire il cittadino spogliato di alcuni fondamentali diritti. L’inchiesta di Bari sembra prevedere uno scenario, l’ennesimo, fatto di favori, scambi reciprocamente vantaggiosi, corruzione.
La mossa del Presidente Vendola è, in tal senso, sicuramente apprezzabile.
La trasparenza è una qualità che deve necessariamente essere incarnata dalla politica del futuro. A chi accusa il governatore di aver scelto superficialmente i suoi assessori quattro anni fa, rispondo che in politica come nella vita si possono fare delle scelte sbagliate. L’importante è riconoscere gli errori e porvi rimedio. Aggiungo che in politica ciò accade molto raramente.
Ora, il governatore lavori alacremente in questi otto mesi che rimangono alla scadenza del suo mandato e si impegni, anche in caso di sua rielezione, a promuovere un progetto politico che abbia come esclusive fondamenta i bisogni dei cittadini pugliesi e la loro voglia di riscatto.
LEGGI ANCHE SU SLANCIO GIOVANILE IL POST G8:LUCI ED OMBRE
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Presidente,
sono un giovane pugliese di 30 anni, laureato in scienze politiche, che guarda e osserva la politica di oggi con grande sdegno e preoccupazione. Sono un ragazzo che, come tanti altri, combatte quotidianamente con la precarietà, passando, in modo talmente veloce, da un posto di lavoro ad un altro da non poter sviluppare, in ambito lavorativo, alcuna appartenenza. I governi degli ultimi quindici anni, di qualsiasi colore politico, hanno letteralmente privato di qualsiasi futuro le nuove generazioni. Da comune osservatore di strada vedo una politica priva della sua dimensione pubblica, elitaria, arroccata su se stessa, poco o per nulla aperta alla pluralità di idee e convincimenti, derivanti dalla società civile. Una politica che, oltre a dimenticarsi sempre più dei cittadini (salvo poi ricordarsene miracolosamente nei periodi di campagna elettorale), tende costantemente a fuggire dalla realizzazione di quel bene comune che dovrebbe costituire unico criterio ispiratore dell’azione di qualsiasi governo. Aveva ragione Enrico Berlinguer quando, nei primi anni settanta, fece riferimento alla questione morale e alla commistione tra funzioni di partito e funzioni statali come principale problema del nostro paese. Da allora non è cambiato niente. Questa commistione si è sempre più rafforzata e le clientele si sono sempre più ingrossate. Esse, probabilmente, hanno rappresentato e rappresentano l’unico modo, per i politici, di opporsi a quelle forze della globalizzazione che stanno ridimensionando il loro potere all’interno della società italiana. Ma un politico deve avere un unico e ben altro obiettivo: migliorare la vita dei cittadini, sostenerne le angosce quotidiane, trovare una soluzione ai loro problemi, garantire pari opportunità a tutti. È quest’ultimo un punto, a parer mio, fondamentale sul quale, in Italia, dobbiamo fare ancora molta strada.
Caro Presidente, sono un gran sognatore, è vero, ma penso che i sogni siano, in politica, motore e condizione imprescindibile per poter effettivamente realizzare qualcosa di concreto. Credo in un’Italia del Merito che, allo stesso tempo, si impegni per non lasciare indietro nessuno, un’Italia in cui il Duro lavoro e la Determinazione siano le uniche fonti di ricchezza, un’Italia della Legalità e del Rispetto delle Leggi, un’Italia in cui sia garantita a tutti la possibilità di realizzarsi.
Mi scusi Presidente per averla annoiata, ma penso che tali slanci utopistici siano punti importanti dai quali la politica debba ripartire per avviare quel processo di rinnovamento di cui ormai irrimediabilmente necessita.
Con stima
Salvatore Ventruto
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