Posts Tagged “Vittorio Feltri”

vittorio-feltri1

RIPORTO LA LETTERA INVIATA DUE SETTIMANE FA AL DIRETTORE VITTORIO FELTRI, IN MERITO ALL’ARTICOLO, RIGUARDANTE UGENTO, PUBBLICATO LO SCORSO 15 APRILE SU “IL GIORNALE”. LETTERA CHE (NATURALMENTE) NON HA RICEVUTO ALCUNA RISPOSTA.

Gent.mo Direttore Feltri,

sono un giovane ugentino che, dopo un’attenta e approfondita riflessione, ha deciso di scriverLe, per esprimere alcune considerazioni in merito all’articolo pubblicato il 15 aprile scorso, a pagina 7 de “Il Giornale”.
Riguardo al pezzo, dal titolo “il delitto del politico di Tonino: spunta la pedofilia”, ritengo, caro Direttore, sia doveroso ed opportuno manifestarLe alcune riserve, alla luce di come vengono riportati i fatti dall’autore dello stesso, ossia Gian Marco Chiocci.
Il Dott. Chiocci, nell’articolo, parla dell’omicidio di Peppino Basile, Consigliere dell’Italia dei Valori della Provincia di Lecce, nonché del Comune di Ugento. E lo fa, o almeno cerca di farlo, partendo dal 14-15 giugno del 2008, notte in cui il Consigliere Basile venne trucidato con 22 coltellate.
Peppino Basile, esimio Dott. Feltri, era un uomo politico appassionato. Amava la sua terra e vedeva la politica, cosa molto rara ai nostri tempi, come mero servizio ai cittadini. Le fasce sociali più deboli dovevano essere necessariamente difese ed il malaffare, la corruzione, la mala politica, quella che “privatizza il futuro” e classifica i cittadini in categorie, erano da lui energicamente combattuti.
Proprio per il forte impegno politico di Basile, molti cittadini ugentini invitarono, fin da subito, gli inquirenti a non trascurare alcuna pista che avesse potuto portare alla soluzione del caso. Si volle semplicemente scongiurare che, immediatamente dopo l’omicidio, la pista politico-amministrativa venisse aprioristicamente accantonata, nonché garantire che la stessa godesse della medesima attenzione e considerazione assieme a quelle personale e passionale. In questo impegno comune per la ricerca di VERITA’ E GIUSTIZIA ha, senza dubbio, fornito un contributo importante Don Stefano Rocca, che il Dott. Chiocci definisce correttamente “amico di Basile” ( un parroco non può forse avere come amici i suoi parrocchiani? ) ma che erroneamente e senza alcun fondamento include tra i “frequentatori dei comizi dell’Italia dei Valori”. Gli appelli di Don Stefano Rocca si sono susseguiti, per circa un anno e mezzo, al fine di stimolare, chiunque sapesse o avesse visto qualcosa sull’omicidio di Basile, a fornire elementi utili alle indagini. Periodo, questo, durante il quale la Procura di Lecce non ha mancato occasione di lamentare l’atteggiamento omertoso dei cittadini ugentini. Don Stefano Rocca, caro Direttore Feltri, ha solamente cercato di smuovere le coscienze, convinto che fosse impossibile non aver visto o sentito nulla su un omicidio avvenuto all’una e trenta circa di notte, con 22 coltellate, in una strada isolata e priva di qualsiasi minimo rumore.
Egli, non ha mai parlato di pista politica per l’omicidio di Giuseppe Basile. Ha solamente sottolineato la necessità che si individuassero e venissero consegnati alla giustizia i suoi assassini. Perché una comunità non solo ha il diritto che si faccia GIUSTIZIA, ma ha anche il dovere morale di pretendere VERITA’ sull’omicidio di un proprio concittadino.
Ecco perché trovo assolutamente infondato, nonché inopportuno, l’accostamento di Don Stefano all’Italia dei Valori, solo per il fatto di aver legittimamente chiesto, più volte, una svolta nelle indagini sull’omicidio di Basile. Presunta svolta che è poi arrivata il 25 novembre scorso, con l’arresto dei vicini di casa. Ora sarà giustamente il processo ad accertare, in sede dibattimentale, la colpevolezza o l’innocenza di questi ultimi. Ma trovo francamente inaccettabile la costante opera diffamatoria posta in essere, ai danni di Don Stefano, da coloro che sulla vicenda Basile, ad Ugento, hanno sempre invitato, un giorno sì e l’altro pure, al silenzio. E mi spiace che essi abbiano trovato nell’autorevole quotidiano da Lei diretto un importante alleato. Le dico questo, perché nell’articolo in questione sono riportate alcune accuse ed elementi ( la presunta politicizzazione di Don Stefano, le sue altrettanto presunte, manie di protagonismo investigativo, le lezioni di sacerdozio che la maggioranza comunale di centro-destra ha cercato costantemente di impartirgli in questi due anni) che noi ugentini conosciamo ormai a memoria e che rappresentano la cartina tornasole di quella spaccatura che, dalla notte del 14-15 giugno 2008, caratterizza la nostra comunità. Ora, addirittura, le accuse di presunte molestie su minori che sarebbero avvenute all’interno dell’Oratorio, da lui diretto, e riportate a livello nazionale per cercare di buttare nel calderone dei preti pedofili, problema effettivamente esistente e, a mio parere, abbastanza diffuso nella chiesa, anche chi è estraneo a tale realtà. Mi auguro che, nel più breve tempo possibile, venga accertato dalla magistratura, ciò che per tanti cittadini ugentini, compreso il sottoscritto, è già una certezza: la totale estraneità di Don Stefano Rocca ai fatti che gli vengono contestati. Fatti, o meglio dire pure invenzioni, che rappresentano l’ultimo atto (forse) di una strategia politica avente un unico scopo: mandare via Don Stefano da Ugento, privare della sua instancabile guida l’Oratorio Don Bosco, uno dei pochi spazi, se non addirittura l’unico, di socializzazione, di crescita e di speranza per i giovani e giovanissimi della nostra città.
Esimio direttore Feltri, spero di non averLa annoiata con questa mia missiva ma ho ritenuto opportuno esprimere umilmente il mio punto di vista, che è anche quello di molti altri cittadini ugentini, in merito al pezzo in questione, nonché cercare di far presente che la situazione ad Ugento è, da due anni a questa parte, totalmente differente da quella descritta dal suo collaboratore. Il quale, venendo in questo lembo del tacco d’Italia, avrebbe, invece, dovuto raccontare l’omertà, la paura dei cittadini di esprimere liberamente le proprie opinioni e il proprio pensiero (fortemente accentuatasi dopo l’uccisione di Basile), il dilagante malaffare, la cattiva gestione della cosa pubblica, la persistente rassegnazione sociale, l’incapacità dei cittadini ugentini e dei giovani in particolare di guardare al futuro. Problematiche che meriterebbero di essere documentate.
Ecco perché, alla luce delle difficoltà che Le ho appena accennato, invito “Il Giornale” a venire nuovamente ad Ugento. Per raccontare la drammatica realtà ugentina ed iniziare a dar voce a coloro che non ce l’hanno.
In attesa di un suo benevolo riscontro colgo l’occasione per porgerLe
Distinti Saluti.

Ugento, 22 aprile 2010

Giovanni Salvatore Ventruto
Cittadino ugentino

Comments 3 Commenti »





Iscriviti al tBlog e crea un tuo profilo!

Switch to our mobile site